Mediaset, P. Berlusconi: "Convinti che Vivendi non abbia intenzione di recedere"

Mediaset, P. Berlusconi:

Secondo gli ultimi "tam tam" che circolano a Roma, ad esempio, Silvio Berlusconi guarderebbe con una certa preoccupazione alla nascita del governo giallo-rosso e per questo, si sussurra, avrebbe da un lato avallato la decisione di non vendere il quotiodiano Il Giornale (controllato dal fratello Paolo e dalla Mondadori), dall'altra potrebbe essere tentato dall'offrire un appoggio esterno al governo stesso in cambio della nomina di un nuovo presidente Agcom che non sia filo-francese e di un atteggiamento "morbido" del Conte-bis in tema di nuove norme sul conflitto d'interessi e sulla riforma del sistema televisivo (ufficialmente inseriti nel programma del nuovo governo).

L'assise si è aperta, dunque, con il vento in tempesta, ma era nelle attese degli esperti, visti gli antefatti. Con il 62,5% del capitale votante, Fininvest pesava per circa il 73% dei presenti.

Intanto continuano gli attacchi del colosso francese al Biscione dopo la decisione del CdA di negare a Simon la partecipazione ai lavori assembleari. I francesi hanno duramente attaccato Mediaset per avere escluso la Simon Fiduciaria dal voto in occasione del vertice straordinario.

No da Vivendi - Vivendi ha ribadito il suo no al progetto, sia durante l'assemblea, rappresentata da Caroline Le Masne de Chermont, responsabile degli affari legali, che in una nota, nella quale ha definito l'assemblea straordinaria degli azionisti di Mediaset "illegale perché il suo consiglio di amministrazione ha impedito a Simon Fiduciaria di votare, basandosi su un'interpretazione della legge italiana sui media che è contraria ai trattati Ue", e preannunciando la sua intenzione di usare "qualsiasi ricorso legale in tutte le giurisdizioni e i Paesi pertinenti per contestare la legalità del progetto della nuova struttura, sia in base alle leggi nazionali che europee". Ora, per quella che è anche la piattaforma per le alleanze internazionali e che trova la fortissima contrarietà del socio 'nemicò Vivendi, manca solo il superamento dell'ostacolo recesso, nel caso venisse esercitato da una quota consistente di azionisti. Mediaset ha già iniziato un processo di dialogo per la creazione di un blocco paneuropeo di contrasto ai colossi internazionali, a partire dall'acquisizione di parte della tedesca Prosiebensat, fino ad avviare contatti con altri operatori di primo piano. La Borsa dava per scontato il via libera all'operazione e ha chiuso con Mediaset in aumento dell'1,3% in linea con il listino generale a 2,81 euro, poco sopra i 2,77 che vengono riconosciuti in caso di recesso. Soglia non raggiunta più dallo scorso mese di giugno. In luce anche Mediaset Espana (+2,75% a 6,05 euro).