Ciclismo: un secolo fa nasceva Fausto Coppi, "uomo solo al comando"

Ciclismo: un secolo fa nasceva Fausto Coppi,

Ma soprattutto, è stato un grande campione.

L'Airone, l'altro soprannome dell'asso nato a Castellania, oggi Castellania Coppi, in provincia di Alessandria il 15 settembre 1919, in carriera di imprese ne realizzò tante da collezionare 151 successi in gare su strada e 83 su pista, cinque Giri d'Italia, due Tour de France, due Mondiali (uno su pista e uno su strada) e il record dell'ora. I due, piu' per necessita' che per reale adesione ad un programma politico, divennero subito una metafora della dicotomia tra Dc, che vedeva in Bartali il suo corridore, e i movimenti socialisti che avevano in Coppi il punto di riferimento. Coppi ci lascia a soli 40 anni la mattina del 2 gennaio 1960, salutato dall'addio caloroso delle decine di migliaia le persone presenti al funerale di Castellania per colui che fu un simbolo dell'Italia.

Figlio di contadini nato a Castellania, tra colline e vitigni dell'Alessandrino, aveva preferito chinarsi sul manubrio anziché sulla terra. "La memoria del campionissimo, prematuramente scomparso, vive nei ciclisti che si misurano ancor oggi sui percorsi di allora, ma anche in un'appassionata e larga base di praticanti, che tiene alla salute, che ama l'aria aperta e che speriamo diventi sempre più numerosa".

Un secolo fa nasceva Fausto Coppi, ciclista italiano tra i piu' grandi e popolari di tutti i tempi. Un uomo "generoso e disponibile - lo descrive -, che cercava di fare le cose non solo per se stesso, che viveva il rapporto con gregari e avversari basandosi sul rispetto reciproco". Così lo descrive il presidente Mattarella in un messaggio in cui ricorda anche la rivalità sportiva con Gino Bartali "senza rinunciare all'amicizia personale".

Mentre l'Italia si mostrava militarmente potente ed iniziava la sua politica imperiale con i discorsi del Duce dal balcone di Palazzo Venezia, il mondo dello sport viveva le imprese di italiani divenuti poi leggendari in molte discipline: Nuvolari nell'automobilismo, Carnera nel pugilato, Binda e Guerra nel ciclismo, Meazza nel calcio con la conquista dei campionati mondiali nel '34 e nel '38 nella nazionale. Dalla loro unione nacque Angelo Fausto, detto "Faustino". E forse non lo sono nemmeno quelli contemporanei. "Solo Pantani - ammette - è riuscito a farmi appassionare". Non c'era rabbia in lui, non c'era quella spinta d'orgoglio che accende gli animi e obnubila le menti: c'era solo la testa alta e lo sguardo sgranato di chi cerca la felicità, l'accarezza, purtroppo senza mai riuscire realmente a raggiungerla. "E quando tornava dai grandi Giri mi portava sempre un regalo".

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