Brexit, legge anti no-deal: Boris Johnson battuto

Brexit, legge anti no-deal: Boris Johnson battuto

A poche ore dal voto parlamentare, previsto per le 23 italiane, il governo Johnson ha perso la maggioranza in Parlamento. Si tratta, ha detto di fornire uno "spazio vitale" al Parlamento per trovare una soluzione al caos creato dal governo. In sintesi sono successe due cose. Lee, membro fino ad oggi del partito conservatore che assieme agli unionisti sostiene il governo Johnson, ha motivato la sua defezione accusando l'esecutivo di "rincorrere senza scrupoli una Brexit dannosa".

Adonis si è soffermato ampiamente sul ruolo della Camera dei Lord, definendola quella più "saggia", anche se ha ammesso che le turbolenze in ambito sono particolarmente elevate. Decisione presa dal sottosegretario, che ha sempre espresso la propria posizione contraria alla Brexit, dopo la chiusura del Parlamento. Sono fuori dal gruppo Tory i 21 ribelli che sono stati decisivi alla Camera dei Comuni schierandosi a favore della messa in calendario per oggi della proposta di legge trasversale per un nuovo rinvio della Brexit. Il primo ministro inglese continua a ribadire il suo no all'accordo con l'Unione Europea ma l'opposizione è pronta a sfiduciarlo nelle prossime settimane per riportare il Paese al voto. La legge ha buone possibilità di essere approvata, visto che sarà votata non solo dalle opposizioni ma anche dai parlamentari conservatori "ribelli".

Boris Johnson è stato battuto in Parlamento. Peraltro la perdita della maggioranza del governo potrebbe rendersi ancora più evidente stasera, quando l'aula sarà chiamata a pronunciarsi sulla proposta di legge, presentata per le opposizioni dal laburista Hilary Benn, che punta ad impedire la 'no deal Brexit'. Nello stesso tempo, però, lavora per spazzare dal tavolo quello che sia Londra sia Bruxelles considerano il vero spauracchio della "Brexit dura", il cosiddetto backstop, ovvero il rischio che tra l'Irlanda (che resterà nella Ue) e l'Irlanda del Nord, dunque il Regno Unito (che ne uscirà), ricompaia un confine vero, fisico, con tutto ciò che tale prospettiva comporta per la circolazione di persone e merci. In caso di sconfitta, il premier Boris Johnson ha minacciato di convocare elezioni anticipate. Ritengo che Jeremy Corbyn (leader laburista, ndr) sceglierà l'astensione, a meno che il premier non si impegni su una data precisa per il voto come il 14 ottobre.