Brexit, Johnson perde la maggioranza: ecco cos’è successo alla Camera dei Comuni

Brexit, Johnson perde la maggioranza: ecco cos’è successo alla Camera dei Comuni

Il leader laburista Jeremy Corbyn ha lanciato un appello ai deputati conservatori ribelli, che si oppongono alla prospettiva di una Brexit senza accordo, sostenuta invece dal premier Boris Johnson. Come annunciato dal leader dei LibDem Jo Swinson, l'ex sottosegretario Philip Lee, a causa della sua contrarietà alla Brexit, ha abbandonato l'ultimo seggio della Casa dei Comuni che teneva in piedi la maggioranza Tory-Dup, passando dalla parte dei liberaldemocratici.

Colpo di scena nel Parlamento inglese e duro affondo contro il premier Boris Johnson. Theresa May, mani composte e incrociate sulle gambe, sta a guardare. "E ce ne andremo comunque, anche senza accordo, il 31 ottobre". Alla Camera dei Comuni, ha parlato della "legge della resa di Jeremy Corbyn" sottolineando che approvarla "significherebbe alzare bandiera bianca". Le opposizioni, Labour in testa, pretendono però l'ok al rinvio della Brexit oltre il 31 ottobre prima di dire sì allo scioglimento della Camera.

I lavori parlamentari proseguiranno infatti ancora qualche giorno, poi il Parlamento verrà sospeso per i congressi annuali dei partiti e per il discorso della Regina, richiesto da Johnson per evitare interferenze del Parlamento nel processo di Brexit. Quello delle elezioni anticipate è uno scenario che si discute da diverse settimane, e che potrebbe avviare una crisi costituzionale e politica molto seria. Un passaggio che eviterebbe l'uscita dall'Ue senza accordo.

Nel sistema britannico, per poter convocare elezioni anticipate Johnson ha bisogno dell'approvazione dei due terzi del Parlamento: quindi del voto dei suoi parlamentari e di quelli laburisti.

La Commissione Ue ha presentato proposte legislative "per aiuti finanziari cuscinetto agli Stati membri per far fronte" alle ripercussioni di un'eventuale Brexit senza accordo, tenendo conto del budget europeo, attraverso il Fondo per la globalizzazione ed il Fondo di solidarietà.

La risposta è no, per due ragioni. La seconda, più importante, è che affinché non avvenga il "no deal" l'Unione Europea deve accettare di rimandare nuovamente la scadenza di Brexit, e per ora non sembra intenzionata a farlo.