Attacco a impianti petroliferi sauditi, yemeniti rivendicano: "Droni nostri"

Attacco a impianti petroliferi sauditi, yemeniti rivendicano:

Il prezzo del petrolio è salito repentinamente.

Ma allo stesso tempo hanno rinunciato ad attacchi militari.

Il coordinamento delle associazioni per la difesa dell'ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori, ossia la Codacons, mette in guardia annunciando una stangata che potrebbe raggiungere i 320 euro l'anno per famiglia.

Insomma Trump magari minaccia più di molti suoi predecessori ma poi al dunque non sgancia bombe e risulta più pacifico di altri... L'attacco alle strutture, effettuato a mezzo di droni, è stato rivendicato dalle forze militari yemenite, guidate da Ansarallah. Teheran ha respinto le accuse bollando le dichiarazioni degli Stati Uniti come particolarmente offensive.

Dietro l'attacco alla Saudi Aramco, la compagnia nazionale saudita di idrocarburi, ci sarebbe l'Iran. "Chi ha iniziato il conflitto?"

L'Iran dal suo canto nega con decisione una qualsiasi forma di coinvolgimento. Rohaní ritiene che i ribelli Houthi dello Yemen abbiano portato a termine la loro azione come "avvertimento" dopo che diversi ospedali, scuole e mercati nello Yemen sono stati bombardati ore prima durante un attacco attribuito alla coalizione guidata dai sauditi.

"Gli attacchi sono partiti da Nord e senza dubbio finanziati dall'Iran", ha ribadito il funzionario aggiungendo anche che in aggiunta ai missili sono stati utilizzati gli UAV (veicoli senza pilota) Iranian Delta Wing. Nel 1973 venne a mancare oltre il 7% del fabbisogno mondiale, una situazione che si ripeterà ancora di più tra il 1978 e il 1979 con la rivoluzione in Iran (-8,5% della produzione) e quindi, tra il 1990 e il 1991 con un crollo del 6,5% causato dalla guerra tra Iran e Iraq.

Le quotazioni del crude statunitense hanno ripreso a scendere velocemente dopo l'annuncio delle nuove sanzioni.

Come prevede Davide Tabarelli, docente all'Università di Bologna e fondatore di Nomisma Energia, in un'intervista rilasciata a Il Messaggero, il rischio che il prezzo del greggio salirà a più di 100 dollari al barile nel giro di pochi mesi non è un'ipotesi così lontana e, in tal caso, le conseguenze tangibili si vedrebbero in un aumento del costo della benzina, che potrebbe arrivare a due euro al litro.