Siberia, bruciata un'area grande quanto Lombardia e Piemonte messi insieme

Siberia, bruciata un'area grande quanto Lombardia e Piemonte messi insieme

La Siberia e il Circolo Polare artico sono stati messi in ginocchio dagli incendi e non è mai accaduto, in queste regioni nell'estremo nord, nulla che si possa minimamente paragonare al terribile fenomeno di fuoco a cui stiamo assistendo in questo 2019. Ma a catalizzare quelli che nella norma sarebbero fenomeni meteorologici comuni, è stato il riscaldamento globale.

Grazie a un imponente dispiegamento di forze, il ministero russo della difesa ha annunciato che tra il 1° e il 3 agosto l'aviazione è riuscita a estinguere gli incendi in 450 mila ettari degli oltre 1,1 milioni in fiamme nei territori di Irkutsk e Krasnojarsk. Anzi, uno studio del 2013 rivela come tutti questi incendi nella regione russa e al Polo siano anomali rispetto al numero di incendi che ha colpito la zona negli ultimi 10mila anni. Alcune persone del posto sono convinti che i colpevoli siano le aziende che tagliano legname nella taiga.

Gli incendi stanno interessando un'area di 4,3 milioni di ettari di vegetazione, un'area più vasta della Danimarca. Inoltre all'inizio dell'anno sono stati bruciati in totale 13,1 milioni di ettari, una superficie pari a quella della Grecia. Un punto sul quale sta battendo molto gli ambientalisti, anche in relazione al volume di anidride carbonica immesso nell'atmosfera in questi giorni dai roghi nella regione di Krasnoyarsk: 166 milioni di tonnellate di CO2, che equivalgono alle emissioni annuali di 36 milioni di auto. Una minaccia che coinvolge l'intero Pianeta. Queste foreste sono fondamentali per il ciclo globale del carbonio, dato che coprono il 10% della superficie terrestre del pianeta e contengono più del 30% del carbonio del mondo. "Ora il tutto si è trasformato in una catastrofe climatica che non può essere fermata", a dichiararlo Anton Beneslavskiy, esperto di incendi boschivi di Greenpeace Russia e pompiere volontario.

"La Russia dovrebbe fare di più per proteggere le proprie foreste, ad esempio fornendo finanziamenti sufficienti per la prevenzione e il monitoraggio degli incendi".

Greenpeace Russia afa sapere che molto probabilmente la situazione nelle prossime due settimane rimarrà "catastrofica" a causa delle condizioni meteorologiche.

Il 31 luglio la Russia ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale: la Siberia continua a bruciare e Mosca ha chiesto l'intervento dell'esercito. Mentre una petizione separata chiede misure per aiutare gli animali selvatici nelle zone colpite.

Un fermo immagine tratto da uno dei numerosi video che denunciano lo stato di emergenza della fauna siberiana mostra una famiglia di volpi chiedere aiuto agli umani che le riprendono. Grandi città sono coperte da una foschia tossica. "Perché stiamo già vivendo le prime conseguenze dei cambiamenti climatici".

Mentre Ani Payan afferma: "La Siberia sta bruciando". "La natura ondulatoria della corrente a getto, che circola alle latitudini settentrionali e mantiene isolata la fredda aria polare, ha finito per intrappolare delle sacche anticicloniche che persistono a lungo portando alta pressione e bel tempo" prosegue Tedesco.

Quello che più preoccupa gli scienziati sono gli incendi del suolo.