Quota 100 e Pa. Via da e.locali e sanità - Ultima Ora

Quota 100 e Pa. Via da e.locali e sanità - Ultima Ora

Agenpress - Sarebbero circa 11mila le uscite di dipendenti pubblici che hanno fatto ricorso a Quota 100 con decorrenza da agosto, primo mese utile per andare via dalla Pubblica amministrazione attraverso il nuovo meccanismo di pensione anticipata, che somma età e contributi. Da Regioni, Comuni e Province proviene il 55,1% delle domande di pensionamento anticipate, per un totale di 5.694 sulle 10.336 del settore pubblico. Segue la sanità con 2.344 domande, il 22,7%, soprattutto tra i paramedici, tecnici e amministrativi (2.023).

In teoria si dovrebbero in questo modo rendere disponibili migliaia di posti di lavoro per assunzioni di giovani.

Le uscite nella sanità, seppur al secondo posto del podio di pensionamento di Quota 100, sembrano al momento le più contenute. Ai pensionamenti con quota 100 devono essere sommati i tantissimi pensionamenti ordinari, circa 15mila. Per rimpiazzare le uscite negli enti locali e nella sanità il cosiddetto Decretone, il provvedimento che disciplina Quota 100, ha previsto la possibilità nei due settori di velocizzare le assunzioni. Spazio quindi ai supplenti, forse come mai in passato, al punto che potrebbe essere "precaria" ben una cattedra su cinque.

Che fine farà Quota 100 con la caduta del governo?

E con Quota 100 si prevedono, secondo le stime dell'Inps elaborate dal sindacato medici e dirigenti sanitari Anaao Assomed, 38mila uscite in tre anni. Il meccanismo di Quota 100 non risulta particolarmente conveniente infatti per i medici, a partire dalle limitazioni sulla libera professione. E otto dipendenti pubblici su dieci di quelli che escono ad agosto arrivano da enti pubblici e sanità.

"La mancata sostituzione degli 8 mila professionisti che andranno in pensione ogni anno e per tre anni - continua Palermo - creerebbe ulteriori vuoti nelle unità operative che si ripercuoterebbero sulla qualità e sulla quantità delle prestazioni sanitarie erogate ai cittadini".

Probabilmente non si aspettavano un esodo così importante e ora faticano non solo a indire concorsi, ma soprattutto a portarli a termine entro un tempo accettabile che permetta di evitare un disagio lavorativo per l'ente stesso.