Governo. Di Maio: prima un programma omogeneo poi i ministri

Governo. Di Maio: prima un programma omogeneo poi i ministri

"Noi siamo compatti e chiediamo di avere dagli italiani il mandato per governare".

A ciò si aggiunge che la rilevata assenza di adeguate procedure di auditing informatico, escludendo la possibilità di verifica ex post delle attività compiute, non consente di garantire l'integrità, l'autenticità e la segretezza delle espressioni di voto, caratteristiche fondamentali di una piattaforma di e-voting (almeno sulla base degli standard internazionali comunemente accettati).

Se il Partito Democratico ha accettato la possibilità di un Conte-bis è Di Maio che non vuole essere tagliato fuori. Una opinione formatasi anche a causa degli stop and go, degli ultimatum e penultimatum, dei veti e contro veti di questi giorni, nei quali nulla è stato detto e nulla si è saputo sulle questioni che il nuovo governo si propone di affrontare e su come intende affrontarle. Il PD ha perso tutte le elezioni avvenute in questi ultimi mesi. Dall'altra parte continua a levarsi il canto delle sirene leghiste che promettono a Di Maio la premiership e non vogliono Conte a Palazzo Chigi in caso di ritorno del M5S con la Lega (come vorrebbe proprio il fratello Dibba). Il vice di Conte ha chiesto di avere, di nuovo, la vicepresidenza del Consiglio Ministri. Alla tenera età di 32 anni è naturale che il grillino rampante non abbia alcuna intenzione di abbandonare la scena politica o fare un passo indietro.

Governo. Di Maio: prima un programma omogeneo poi i ministri
Governo. Di Maio: prima un programma omogeneo poi i ministri

La nuova fase di stallo - che sempre i nomi riguarda - è parsa particolarmente delicata sin dal primo momento, da quando era evidente che su questo punto il Pd non avrebbe fatto nessun passo indietro.

Di Maio ha invocato il voto dei Cinque Stelle su Rousseau, estremo tentativo di fare saltare l'accordo e tornare da Matteo Salvini che gli ha promosso la premiership. Nonostante le mille smentite, un uomo vicinissimo al presidente della Camera conferma che Di Maio si è irrigidito solo sul Ministero dell'Interno. "Ma a me interessa il meglio per il Paese e non il meglio per me stesso". "E' capo politico del M5s, deve essere assolutamente nel governo e avere un ruolo". Insomma non è mica vero, e il Capo Politico (cioè Di Maio) può sempre sparigliare le carte. Si dà cioè di fronte alla massima carica dello stato il via libera al nuovo incarico all'avvocato del popolo prendendosi il rischio di invalidare due settimane di confronti e trattative, oltre che la parola data al Quirinale, in virtù di qualche migliaio di clic da parte degli iscritti. Anche a Pomigliano - racconta il Mattino - ormai i suoi concittadini non lo sostengono più come un tempo.