Cnb sul suicidio assistito, conta più la vita o l'autodeterminazione?

Cnb sul suicidio assistito, conta più la vita o l'autodeterminazione?

Il testo, Riflessioni bioetiche sul suicidio medicalmente assistito, è stato licenziato nel corso della plenaria del 18 luglio scorso con 13 voti a favore e 11 contrari. Nonostante all'interno del Comitato i pareri siano difformi, il documento intende "svolgere una riflessione sull'aiuto al suicidio a seguito dell'ordinanza n. 207/2018 della Corte costituzionale". La Corte è stata chiamata in causa dai giudici di Milano che hanno dovuto giudicare Marco Cappato, autodenunciatosi per aver "aiutato" Fabiano Antoniani a mettere in pratica il proprio suicidio in una clinica svizzera. 580 del Codice penale, che disciplina, e vieta, qualsiasi forma di aiuto o istigazione al suicidio.

Ma, ribadisce il presidente di Scienza & Vita, "il suicidio assistito non va depenalizzato, deve restare reato, al di là della giusta attenuazione della pena prevista, per la sua particolare fattispecie giuridica e valore morale che non lo rende assimilabile ed equiparabile al classico omicidio".

"Non è un'apertura al suicidio assistito, ma - ha detto ancora d'Avack - vorrei che fosse un utile strumento, molto documentato, che possa aiutare il legislatore a prendere decisioni". Gambino ha ricordato che "nell'Ue ci sono tre Paesi che sono partiti con il suicidio assistito e sono arrivati all'eutanasia: il Belgio, l'Olanda e il Lussemburgo, gli altri 25 Paesi Ue non hanno né il suicidio assistitol'eutanasia; dunque - il suo monito - bisogna fare molta attenzione perché l'Italia sarebbe il quarto Paese in Europa che, partendo dal suicidio assistito, nel momento in cui viene coadiuvato da un medico, passerebbe all'eutanasia".

Il documento si sofferma in particolare sul significato dell'aiuto al suicidio assistito, sulle sue modalità di attuazione, su analogie ma anche "importanti differenze" con l'eutanasia, sintetizza D'Avack, e sui temi etici più rilevanti e delicati attinenti alla richiesta di suicidio assistito: l'espressione di volontà della persona; il consenso informato, i valori professionali e la deontologia del medico e degli operatori sanitari. Toni Brandi e Jacopo Coghe, presidente e vice presidente del Congresso Mondiale delle Famiglie e di Pro Vita e Famiglia, sottolineano: "Due paroline ai membri del Comitato Nazionale di Bioetica favorevoli sul piano morale e giuridico alla legalizzazione del suicidio medicalmente assistito sul presupposto che 'il valore della tutela della vita vada bilanciato con altri beni costituzionalmente rilevanti come l'autodeterminazione del paziente'". La prima è di Francesco D'Agostino per spiegare le ragioni del voto negativo dato al parere; le altre di Assunta Morresi e Maurizio Mori, che pur avendo approvato il documento, hanno voluto precisare le proprie motivazioni di dissenso su alcuni temi trattati. Questo documento ha incontrato il plauso di Marco Cappato che si è così espresso sulla questione pubblicando un post su Facebook: "Il Comitato Nazionale di Bioetica dà una lezione al Parlamento italiano: sull'aiuto al suicidio si può discutere e persino decidere!". "Ma il Comitato non è un'Accademia ed il suo compito è dare un orientamento chiaro e non, al contrario, lasciare chi legge in una situazione ambivalente che produce smarrimento".

EUTANASIA (anche detta eutanasia attiva) - E' l'infusione di un farmaco che interrompe, in maniera rapida e indolore, la vita del malato che lo richiede. Su questi punti, le posizioni prevalenti all'interno del Comitato sono due: una che ritiene prioritaria la salvaguardia del diritto alla vita e ritiene quindi illegittimo qualsiasi aiuto attivo al morire. Alcuni membri sono contrari alla legittimazione, sia etica che giuridica, del suicidio assistito e convergono "nel ritenere che la difesa della vita umana debba essere affermata come un principio essenziale in bioetica" e che "agevolare la morte' segni una trasformazione inaccettabile del paradigma del 'curare e prendersi cura'".