Cambiamenti climatici ed effetti nel mondo

Cambiamenti climatici ed effetti nel mondo

A pagarne le conseguenze saranno soprattutto le popolazioni più povere di Africa e Asia, a causa di guerre e migrazioni. Ma anche il Mediterraneo è ad alto rischio di desertificazione e incendi.

(Teleborsa) - Il Ministro dell'Ambiente, Sergio Costa, commenta con accenti preoccupati l Rapporto IPCC sul clima diffuso oggi a Ginevra.

La riduzione degli sprechi alimentari e un cambiamento delle abitudini in direzione di diete a maggiore base vegetale è una delle strategie indicate nel report IPCC: tali soluzioni hanno il potenziale di ridurre la pressione sulle risorse, contribuendo allo sradicamento della povertà e al miglioramento delle condizioni di salute e igiene con un potenziale di mitigazione di 0.7-8,0 gigatonellate di CO2 equivalenti l'anno per quanto riguarda il cambiamento verso diete a basso consumo di carne, mentre la riduzione dei rifiuti alimentari e agricoli può ridurre le emissioni di 0,8-4,5 gigatonellate di CO2 equivalenti l'anno. Anche con un riscaldamento globale a 1,5 gradi dai livelli pre-industriali (l'obiettivo più ambizioso dell'Accordo di Parigi sul clima del 2015), vengono valutati "alti" i rischi da scarsità d'acqua, incendi, degrado del permafrost e instabilità nella fornitura di cibo.

Se il limite degli 1,5 gradi saranno invece superati, come appare plausibile, i rischi saranno "molto alti".

Purtroppo, in un drammatico circolo vizioso, i cambiamenti climatici stanno già avendo ripercussioni sulla sicurezza alimentare, a causa dell'aumento di eventi climatici estremi, come le alluvioni, i temporali e la siccità in particolare nella regione mediterranea e nell'Africa meridionale. Aumenteranno anche eventi piovosi estremi.

Di solito, si pensa che il cambiamento climatico porti siccità e desertificazione.

Le zone tropicali e subtropicali saranno le più vulnerabili.

La desertificazione colpirà soprattutto Asia e Africa, mentre Nord America, Sud America, Mediterraneo, Africa meridionale e Asia centrale vedranno aumentare gli incendi.

Secondo i ricercatori, i mutamenti climatici produrranno un aumento delle migrazioni, sia all'interno dei Paesi, che da un Paese all'altro. Eventi atmosferici estremi possono portare alla rottura della catena alimentare, minacciare il tenore di vita, esacerbare i conflitti e costringere la gente a migrare. È urgente un cambiamento radicale nel nostro uso del territorio, a cominciare dalla protezione e il ripristino degli ecosistemi naturali e il passaggio a una produzione e un consumo alimentare sostenibili.

Come reagire? Produzione sostenibile di cibo, gestione sostenibile delle foreste, gestione del carbonio organico nel suolo, conservazione degli ecosistemi, ripristino del territorio, riduzione della deforestazione e del degrado, riduzione della perdita e dello spreco di cibo. Tra le prime rientrano la conservazione degli ecosistemi che catturano grandi quantità di carbonio, come ad esempio le paludi, le zone umide, le mangrovie, le foreste e i pascoli. Il documento mostra che una migliore gestione del territorio può contribuire ad affrontare i cambiamenti climatici, ma non è l'unica soluzione. Questo ridurrebbe le emissioni di gas serra derivanti dagli allevamenti, liberando la terra per usi più sostenibili. "Al momento, il 25-30% della produzione globale di cibo è persa o sprecata".

"Alla luce del nuovo rapporto, i governi dovranno aggiornare e migliorare i propri piani d'azione per mantenere l'innalzamento delle temperature globali sotto il grado e mezzo". E negli ultimi quindici anni è sparita anche una pianta da frutto su tre, fra mele, pere, pesche, arance, albicocche e altri frutti, secondo un'analisi Coldiretti su dati Istat, con il "frutteto italiano" che è passato da 426mila ettari a 286mila, con un crollo netto del 33 per cento.