Calenda: "Il Pd è finito"

Calenda:

Prima si fanno le elezioni e prima ci sarà un governo legittimato dal voto.

Un governo istituzionale che permetta di assolvere gli impegni necessari per il bene del Paese e gestire le elezioni "senza strumentalizzazioni".

"Vedremo cosa accadrà nei prossimi giorni, per fortuna nei passaggi ci guiderà la saggezza e l'autorevolezza del Presidente Mattarella".

A un giorno dalla capigruppo di Palazzo Madama che sancira' l'inizio della battaglia parlamentare su tempi e modi della crisi, nel Pd le posizioni su come affrontare questo snodo appaiono allo stato eterogenee. Perché se è vero che l'azzardo è stato voluto da Matteo Salvini, che ha fatto saltare il banco per andarsi a prendere i "pieni poteri" in autunno, sono i dem ad avere i numeri decisivi per dare vita o meno ad un governo di transizione senza passare per le urne già tra pochi mesi. Tutti lo fanno, tutti usano questa scappatoia per indicare nelle mani altrui responsabilità per la situazione attuale. La politica ha sempre fatto ricco sfoggio di definizioni (il 'governo no tax' di Renzi è solo l'ultima) per dire sempre la stessa cosa, ma con sfumature diverse, distinguo, obiezioni. "Renzi - conclude Calenda - lo faccia a viso aperto dicendo che ha bisogno di mesi un più per creare il suo partito e non si inventi scuse perché non è che siamo tutti fessi". Lo posso anche capire ma noi non possiamo stare appesa al Partito di Renzi che deve nascere.

Insomma l'ex guru del "modello Roma" veltroniano pone l'ipotesi voto immediato in secondo piano, rispetto all'idea di un governo che porti a termine tutta la legislatura. Lo scrive Dario Franceschini su Twitter dopo che sui social i dirigenti e i sostenitori del Pd si dividono tra chi sostiene la linea del segretario per il voto subito e quella di Renzi per un governo di scopo. Con il paradosso che il segretario si troverebbe in minoranza.

Renzi propone che si vada al voto con un "governo di garanzia elettorale", che si concentri su tre obiettivi: la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia per impedire l'aumento dell'IVA, la gestione del percorso elettorale affidata a personaggi autorevoli e non direttamente coinvolti nella tornata, l'approvazione della riforma costituzionale del Movimento 5 Stelle per il taglio dei parlamentari.

Sergio Mattarella, in vacanza in Sardegna, per ora guarda a distanza le tante parole che la politica sta riversando in questa crisi. "Quando subito dopo il 4 marzo 2018 dissi che era un errore gigantesco, scoppiò il putiferio - ricorda in un post su Facebook - ricevetti insulti e offese soprattutto dalle parti renziane, perché mi dicevano che non avevo capito cosa fosse la coerenza". Non perde l'occasione per attaccare Matteo Renzi. Il movimento è biodegradabile, essere coerenti non vuol dire restare ad arrugginire come una lavatrice buttata lungo un fiume, spiega con una metafora Beppe Grillo, lasciando intendere di essere favorevole ad una soluzione istituzionale della crisi, che allontani le urne.

Il renziano Luigi Marattin lo dice chiaro e tondo: "La nostra priorita' e' evitare l'aumento dell'Iva. Per evitarlo siamo disposti a parlare con tutti, ma con questo obiettivo per poi tornare alle elezioni". E poi bisogna fare i conti con il nuovo regolamento del Senato che impedisce la nascita di altri gruppi se non corrispondono a partiti che si siano presentati alle elezioni.