Libia, liberi i 350 migranti sopravvissuti al bombardamento

Libia, liberi i 350 migranti sopravvissuti al bombardamento

Lo ha ammesso Parigi e il ministero della Difesa ha chiarito che erano destinati all' "autodifesa" di unità francesi dispiegate nel quadro di una missione di "ricognizione in materia di anti-terrorismo". Tuttavia, scrive ancora il New York Times, "negli ultimi giorni il Dipartimento di Stato ha investigato sulle origine di questi missili, sulla base dei numeri di serie e altre informazioni, giungendo alla conclusione che originariamente erano stati venduti alla Francia, considerato forte sostenitore di Haftar". Durissimo il commento del vicepremier, Matteo Salvini: "Se fosse vero, sarebbe un fatto gravissimo e chiederemo spiegazioni". La Francia assicura di volere il dialogo e che cessino le violenze sul terreno. A causa delle pessime condizioni di vita dei centri di detenzione libici, una loro chiusura viene auspicata da tempo dall'Unhcr, il quale però chiede che l'operazione venga "affiancata" da una "una presa di responsabilità" da parte dei Paesi europei per sostenere "piani di evacuazione": insomma per evitare un disordinato fuggi-fuggi magari verso l'Italia in balia degli scafisti. Trattasi di quattro missili anti-carro Javelin, che costano ognuno piu' di 170 mila dollari, trovati il mese scorso dall'esercito del Governo riconosciuto dalle Nazioni Unite e guidato da Fayez al-Serraj in un campo dei miliziani di Haftar a Gheryan, una citta' a sud di Tripoli.

"I missili Javelin trovati a Garyan nel nord est della Libia appartengono alle forze armate francesi e sono stati acquistati dagli USA". A quanto scrive il quotidiano americano, un trasferimento di armi da parte della Francia alle forze del generale Haftar rappresenterebbe una violazione degli accordi con gli Usa ma anche dell'embargo sugli armamenti delle Nazioni Unite. Il ministro sembra dunque escludere che si sia trattato dell'inizio di una liberazione generalizzata di tutti i migranti detenuti in Libia. Da utilizzare quindi contro carri pesanti o anche elicotteri piuttosto che contro possibili "tecniche" o fuoristrada che i terroristi jihadisti normalmente adoperano nel Sahara.