Fondi russi alla Lega, la procura indaga

Fondi russi alla Lega, la procura indaga

La notizia ormai è di pubblico dominio: un audio reso pubblico dal sito americano Buzzfeed testimonia di incontri a Mosca fra uomini del Cremlino e della Lega, con l'ipotesi di un finanziamento da circa 65 milioni di euro per il partito di Salvini frutto di una operazione che coinvolge una fornitura di petrolio, operazione che l'Eni ha smentito.

Il giornalista Fulvio Scaglione ha scritto un'articolo per 'Linkiesta' dove ha analizzato quello che per le maggiori testate nazionali è il Russiagate di Matteo Salvini. Mentre il Pd insorge: "Sarebbe pazzesco, Salvini deve chiarire immediatamente".

Ad una soluzione che vede per Alitalia la presenza preponderante dello Stato - direttamente col MEF e indirettamente con Ferrovie dello Stato - nel capitale sociale per un valore attorno al 45/50 %, e una quota minoritaria, attorno al 10/15 %- dell'America Delta con la perdurante mancanza di un altro socio di carattere industriale. Sono mondi che proprio non ci appartengono e ne siamo orgogliosi. È recente un'inchiesta approfondita dell'Espresso. E a che titolo partecipa alle cene di Stato ufficiali come quella del 5 luglio scorso in occasione della visita di Putin?

Alla fine della trascrizione, a coronamento di un momento di boutade post-prandiali coi commensali, si legge che Savoini ritorna a uno dei suoi motti preferiti, mutuato da una corrente cinquecentesca che vedeva nella Russia l'ultimo centro della vera cristianità, dicendo: "Mosca è la terza Roma". E per fedeltà atlantica non si intende solo l'aspetto militare, ma anche quello delle partnership economiche. Il dubbio, semmai, è come intende farlo: da sempre ci sono due correnti di pensiero che vedono da un lato la possibilità che Mosca si allei con la Germania, dall'altro che porti avanti questo progetto in modo solitario. La tesi difensiva poggia sul fatto che Savoini non avrebbe agito né intrattenuto rapporti con la Russia in nome e per conto della Lega e che quindi sia stato lui "a cadere in una trappola ordita per delegittimare l'azione politica del Carroccio", scrive il Fatto. E che, in fondo, ci sarebbero pochissime differenze tra prima, seconda e terza Repubblica nella quale, secondo alcuni, saremmo entrati. Siamo preoccupati per questa storia, l'apertura dell'inchiesta è una cosa da non sottovalutare. Accadeva in passato e accadrebbe anche oggi, in un sistema che peraltro ha di fatto cancellato il finanziamento pubblico ai partiti. Ma ripeto, la cautela è d'obbligo.