Due tumori bruciati a Padova ad un paziente giudicato inoperabile

Due tumori bruciati a Padova ad un paziente giudicato inoperabile

Era stato giudicato inguaribile invece un ottantenne padovano è stato sottoposto con successo a Monselice a un intervento per l'asportazione di due tumori a fegato e rene mediante la tecnica della termoablazione con microonde ecoguidata per via percutanea.

Dopo esami più approfonditi (Tac ed ecografie) hanno rilevato la presenza di una seconda neoplasia di 20 mm sul rene sinistro. Come se non tutto ciò non bastasse, il paziente era anche afflitto da una malattia cardiaca particolarmente seria e che avrebbe reso impossibile intervenire chirurgicamente a causa di un rischio anestesiologico-chirurgico. Un quadro clinico complessivamente disarmante. Tale operazione si effettua in modo ecoguidato per via percutanea con trattamento sincrono delle due lesioni, epatica e renale. Un grande risultato frutto di un approccio multidisciplinare tra l'Unità operativa semplice di Epatologia e la Unità operativa complessa di Urologia diretta dal dr. Antonino Calabrò dell'Ospedale Monselice, e l'Unità operativa complessa di Gastroneterologia dell'Ospedale Sant'Antonio di Padova guidata dalla dott.ssa Franca De Lazzari. Non è stato dunque utilizzato un bisturi ma un ago che, attraverso la pelle, ha raggiunto le zone in cui si trovavano i tumori uccidendoli grazie all'elevato calore. In suo supporto erano presenti un anestesista e due infermieri. Successivamente a 24 ore dal trattamento è stata effettuata dai medici un'ecografia, i cui risultati hanno evidenziato la completa rimozione delle due lesioni tumorali del paziente che è stato dimesso. Domenico Scibetta, direttore dell " Ulss 6 Euganea ha commentato questa vicenda: "dietro la nostra attività apparentemente ordinaria, si nascondono storie straordinarie". In questo caso si parla di un intervento chirurgico che si traduce in una reale speranza di guarigione con minimo impatto sulla qualità di vita.

Le microonde - le stesse del forno di casa - raggiungono i 140-150 gradi. L'alta temperatura provoca la denaturazione delle proteine intracellulari malate, la dissoluzione della membrana e la morte della cellula. Il tumore viene così disidratato e muore. Protagonista del portentoso intervento, un 80enne affetto da lesioni cancerose a fegato e rene.

La termoablazione è una tecnica in uso da almeno vent'anni e che è attualmente utilizzata solo per alcuni tumori e in alcune condizioni particolari.