Sudan: i morti nell'attacco al sit-in salgono a 30

Sudan: i morti nell'attacco al sit-in salgono a 30

L'ambasciata statunitense in Sudan, tramite il proprio account twitter, conferma che le forze di sicurezza sudanesi hanno attaccato manifestanti e civili impegnati in un sit-in di protesta a Karthoum contro il Consiglio di transizione, incaricato del gestire il post-Bashir: secondo gli Usa "gli attacchi sono una cosa sbagliata e devono finire, la responsabilità è del Consiglio di transizione". Un'operazione che dovrebbe consentire la permanenza delle milizie paramilitari sudanesi alleate dei Sauditi e degli Emirati nella guerra civile che da anni si sta combattendo in Yemen.

Le manifestazioni antigovernative proseguono ormai da settimane, con le opposizioni che respingono le proposte di dialogo da parte del governo, almeno fin quando non cesseranno le violenze.

Rischia di finire in un bagno di sangue la rivoluzione popolare che lo scorso aprile ha portato alle dimissioni di Omar al-Bashir, il despota ultra fondamentalista islamico che ha tenuto le redini del Sudan per oltre trent'anni. Una trattativa che, ha annunciato il generale Abdel Fattah al-Burhan, capo del Consiglio militare di transizione, è stata troncata dopo la reiterata richiesta da parte della piazza di una transizione di almeno tre anni, con passaggio dei poteri dalla sfera militare a quella civile e un graduale passaggio alla democrazia. La protesta democratica ha cercato di riorganizzarsi e di rifarsi viva, e gli organizzatori hanno incitato a sfidare il regime per l'occorrenza della fina del Ramadan. Si tratta della Forza di supporto rapido (Rsf), che altro non sarebbero che i famigerati miliziani Janjaweed, giudicati responsabili del genocidio e della pulizia etnica delle popolazioni nere della provincia autonoma sudanese del Darfur a partire dal 2003, che provocarono l'incriminazione presso la Corte penale internazionale di Al Bashir. Il dittatore fu estromesso l'11 aprile, sei giorni dopo che la protesta aveva assunto la forma pacifica di un sit-in permanente, simile a quello degli studenti di Piazza Tienanmen in Cina. "Non ci sono scuse per queste offensive, tutto ciò deve finire".

D'altronde il Sudan schiacciato da tre decenni di dittatura è al centro di una complicata partita geopolitica che si gioca all'interno della galassia della confessione musulmana sunnita.