L’arresto di Marco Carta è stato "illegittimo"

L’arresto di Marco Carta è stato

Il giudice parla di "carenza di gravità indiziaria" per Carta, difeso dal legale Simone Ciro Giordano, e di un arresto che "non può ritenersi legittimo". Nel testo è ricostruita la vicenda sulla base dei principi giuridici che consentono - o non consentono - di arrestare una persona: il magistrato elenca i passaggi rivelando una serie di dettagli finora trascurati dalla stampa: "La versione degli imputati non è allo stato scalfita da alcun elemento probatorio contrario". La rivelazione arriva dall'ordinanza del tribunale in cui viene ricostruito il presunto furto avvenuto presso la Rinascente di Milano, dove l'artista avrebbe sottratto - secondo le accuse - sei magliette di marca per un valore di 1200 euro. E coloro che hanno provveduto ad arrestarlo "non hanno visto alcunché dell'azione asseritamente furtiva". Era stato invece convalidato l'arresto per l'amica che lo accompagnava, nella cui borsa era stato trovato il cacciavite usato per togliere l'antitaccheggio e le magliette. Inoltre, "il fatto che i due coimputati si siano recati in un piano diverso per provare le maglie è compatibile con il proposito di trovare un camerino di prova libero, posto che entrambi hanno affermato che grande era l'affollamento e che lo stesso scontrino in atti conferma che era giorno di offerte speciali, cosidddetto 'black friday'".

Dunque "vi è pertanto carenza di gravità indiziaria" a carico di Marco Carta che è stato immediatamente liberato, visto che "l'arresto non può ritenersi legittimo". Carta, imputato insieme all'amica Fabiana Muscas, dovrà affrontare un processo che inizierà il 20 settembre prossimo. "Egli non deteneva all'uscita dall'esercizio commerciale la borsa contenente i vestiti sottratti".

La flagranza scatta sulla base di una diretta percezione, non per informazioni sommarie rese da terzi, in questo senso "nessuna circostanza descritta nel verbale d'arresto costituiva sufficiente sintomo, percettibile agli operanti, del concorso dell'imputato nell'azione autonomamente posta in essere dall'imputata, che si trovava semplicemente in sua compagnia". Il contenuto dell'ordinanza, spiega l'avvocato Giordano, pone fine "al 'giudizio parallelò di fatto celebrato dai media e nella rete, con tutto il corredo di storture che immancabilmente lo caratterizzano rispetto all'accertamento processuale".