Hong Kong congela la contestata legge sull'estradizione

Hong Kong congela la contestata legge sull'estradizione

Ma poi non ci fu nulla di fatto.

Sale la tensione per la legge sulle estradizioni in Cina che l'assemblea legislativa ha rinviato al secondo giorno consecutivo a causa delle proteste.

Nonostante la fortissima presenza della polizia, l'afflusso di manifestanti ha ricordato la "rivolta degli ombrelli" dell'autunno 2014, quando per 19 giorni l'Ammiragliato era stato occupato da decine di migliaia di giovani che chiedevano "una vera democrazia". Alla fine della giornata si contano 22 manifestanti feriti.

La governatrice ha ribadito di non voler ritirare il provvedimento sull'estradizione. Una prima vittoria del movimento. La data della prossima seduta non è stata definita.

"Nessuna grande azienda osa parlare apertamente per paura di urtare il governo cinese", ha scritto ieri Alexandra Stevenson sul New York Times, "Ma dietro le quinte, tutti sono alle prese con questioni spinose perché questa legge potrebbe mettere in pericolo i dirigenti stranieri, e potrebbe indebolire il sistema legale della città". E qualunque azienda straniera preferisce eleggere a tribunale competente per le controversie il foro di Hong Kong rispetto ai tribunali cinesi, "controllati dal Partito comunista".

"Un Paese" indica che la Cina preserva l'esclusiva identità politica di unico soggetto protagonista, "due sistemi" significa che coesistono due aree con altrettante amministrazioni indipendenti, in cui a Hong Kong è concesso di muoversi fuori dalle maglie del sistema nazionale secondo differenti ordinamento ed ecosistema economico. Ma una parte della città sostiene che la Cina vuole intromettersi negli affari di Hong Kong, che degli imprenditori sono stati costretti a chiudere, che gli artisti sono sottoposti a una crescente pressione per autocensurarsi e così via. Il portavoce del ministero degli Esteri, Geng Shuang, ha affermato che qualsiasi azione che danneggi Hong Kong è "osteggiata dalla pubblica opinione locale". A sottolineare la gravità dei rischi, Cohen ricorda il caso Huawei che ha portato cittadini canadesi nelle carceri cinesi come risposta all'arresto in Canada della figlia del fondatore del colossodelle telecomunicazioni.