FCA ritira la proposta di fusione con Renault

FCA ritira la proposta di fusione con Renault

Lo conferma a Bloomberg un portavoce del ministro delle Finanze, Bruno Le Maire, che ha incontrato nel weekend a Parigi il presidente di Fca, John Elkann. "Ciò richiederebbe una revisione fondamentale della relazione esistente tra Nissan e Renault". Ovviamente la richiesta di garanzie su stabilimenti e occupazione in Italia è doverosa, l'assenza di palazzo Chigi e del doppio ministero (Sviluppo e Lavoro) di Luigi Di Maio è evidente. Fca, invece, è fanalino di coda e cede l'1,7% a 11,23 euro.

Intanto a Wall Street il titolo Fca ha perso il 3,71%.

Evidentemente le distanze politiche tra Roma e Parigi e i rispettivi interessi nazionali in questo momento storico hanno pesato in maniera determinante sui primissimi passi di un progetto che avrebbe potuto determinare il terzo polo mondiale dell'automobile, con possibilità di diventare il primo attraverso ulteriori legami con Nissan.

I dubbi di maggior peso erano però come detto quelli dello Stato francese, che aveva posto condizioni quali il mantenimento degli impieghi nei siti di produzione transalpini.

Fonti avevano in precedenza riferito a Reuters che FCA aveva risolto le principali divergenze con la Francia sulla sua proposta fusione con Renault, mentre i colloqui sul piano di collegamento avanzavano verso un possibile accordo che potrebbe arrivare nella giornata di mercoledì. A sbilanciarsi sulla pista francese era stato il Financial Times: già lo scorso marzo il quotidiano della City aveva parlato di una discussione in corso con Psa, il gruppo automobilistico che controlla il marchio Peugeot. Elkann ritira la proposta di fusione di fronte alla posizione francese. La proposta che arriva da Fca è ben articolata, prevede una capogruppo in Olanda e rassicurazioni sui posti di lavoro in Francia e in Italia, oltre che sulla governance. Inizia quindi un lavoro di sponda volto a rassicurare le due case automobilistiche nipponiche, per cercare di coinvolgerle nell'operazione. Dopo sei ore di riunione, nel mezzo della notte, la doccia fredda: il rappresentante dello Stato francese in cda chiede ancora tempo prima di un voto definitivo che servirebbe per un nuovo confronto con Tokyo, con un ventilato viaggio di Le Maire in Giappone. Quando Renault ufficializza l'interesse ma anche la richiesta di più tempo, il Lingotto ritira "con effetto immediato" la propria proposta.