Cancro pancreas, ora è possibile colpire il gene ‘Jolie’

Cancro pancreas, ora è possibile colpire il gene ‘Jolie’

Uno studio chiamato Polo, presentato in sessione plenaria al congresso dell'American Society of Clinical Oncology in corso a Chicago e pubblicato in contemporanea sul New England Journal of Medicine ha dimostrato che un farmaco, chiamato olaparib, è in grado di dimezzare la progressione della malattia in pazienti con tumore al pancreas metastatico, a patto che siano stati trattati in precedenza con una chemioterapia a base di platino e abbiano reagito positivamente. Fino a oggi, nessun trattamento di mantenimento nel tumore del pancreas aveva migliorato la sopravvivenza libera da progressione.

"La terapia è in fase di registrazione ma per i tumori dell'ovaio". "È la prima volta che nel tumore del pancreas la scelta della terapia viene orientata da marker biologici, come appunto certe mutazioni genetiche che interferiscono con la riparazione del DNA - spiega Tortora -". "Abbiamo abbattuto un muro nella lotta a questa neoplasia perché per tanti anni abbiamo utilizzato tutti i possibili farmaci a bersaglio molecolare che si sono affacciati nella farmacopea e che avevano dato risultati molto importanti in altri tumori, puntualmente fallendo però nei tumori del pancreas".

Questo studio, spiega l'esperto, "avrà dunque un impatto importante sulla vita dei pazienti, poichè il cancro del pancreas è un killer che registra una delle peggiori prognosi tra i tumori solidi e contro il quale le armi sono ridotte". Due pazienti trattati con olaparib hanno ottenuto una risposta completa. Un gruppo ha assunto il nuovo farmaco, l'altro un placebo.

Allo studio hanno partecipato gli italiani Giampaolo Tortora, professore ordinario di Oncologia Medica all'Università Cattolica e direttore del Comprehensive Cancer della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, e Michele Reni, responsabile dell'Area di ricerca sui tumori del pancreas dell'Ospedale San Raffaele IRCCS di Milano. In genere interessa chi è tra i 50 e gli 80 anni.

Quello che oggi si è scoperto, è che esistono tanti 'tipi' diversi di tumore del pancreas a seconda delle mutazioni geniche e molecolari correlate: si stima che circa il 22-24% di tutti i tumori del pancreas abbiano particolari mutazioni geniche. Contiene infatti un mondo di componenti cellulari (fibroblasti specializzati, cellule 'stellate', presenti solo in questo tumore, ecc). produce inoltre una gran quantità di citochine che mantiene uno stato infiammatorio cronico intorno al tumore che, come una cortina fumogena, impedisce alle cellule immunitarie di 'vederlo'. Il microambiente del tumore pancreatico è insomma 'corrotto' in senso pro-tumorale. Il rischio di svilupparlo è triplo nei fumatori. Di queste, il 7,5% ha sviluppato una forma che potrebbe essere trattata con il nuovo farmaco: se tieni presente che la sopravvivenza media si aggira attorno ai 5 anni dalla diagnosi, ti renderai conto di quante speranze in più potrebbe regalare questo preparato se continuasse a dimostrare la propria efficacia anche nell'ultima fase di studio, quella che che precede la commercializzazione definitiva. Con la nuova terapia, dopo un anno la progressione del male risulta ferma nel 34 per cento dei casi trattati.