Brexit, Juncker: "l'accordo non si rinegozia"

Brexit, Juncker:

Johnson, tra i principali alfieri della Brexit, ha spiegato di aspettarsi un accordo di separazione migliore di quello che è stato concordato con Bruxelles.

"Il No Deal è uno strumento vitale per ottenere un accordo migliore di quello attuale - ha dichiarato Johnson - il mio obiettivo non è il No Deal, ma deve rimanere sul tavolo e noi dovremo essere preparati", ha affermato Boris Johnson al suo primo incontro pubblico con la stampa dalla sua candidatura alla leadership del partito. E non esita a rimettere in dubbio il versamento dei 39 miliardi di sterline sottoscritti dal governo May come liquidazione delle pendenze dovute per poter lasciare l'Unione. E si andrà al divorzio senz'accordo.

Per il resto, BoJo evita atteggiamenti troppo radicali sulla scena interna. Poi ha assicurato di essere l'unico conservatore in grado di vincere la sfida con i laburisti di Jeremy Corbyn e il Brexit Party di Nigel Farage, vero avversario vista l'alta percentuale di voti ottenuta le recenti elezioni europee.

A incoraggiarlo arriva l'endorsement non solo di brexiteer di spicco quali il ministro Chris Grayling o i falchi Steve Baker e Priti Patel, ma anche di centristi come James Brokenshire, già fedelissimo della May.

E - avendo in gioventù fumato al massimo spinelli - con maggior credibilità dell'altro pragmatico di punta del lotto: quel Michael Gove che, costretto a confessare l'abuso ripetuto di cocaina una ventina d'anni fa, quand'era giornalista, si ritrova ora con addosso il marchio non solo dello spregiudicato tessitore di trame e traditore dell'ex amico Johnson, ma pure "dell'ipocrita". Scadenza giudicata del resto invalicabile anche da altri pretendenti, come Andrea Leadsom o Sajid Javid.