Alabama, firma legge castrazione chimica

Alabama, firma legge castrazione chimica

Pochi mesi fa, il leader del Carroccio, durante una diretta Facebook da una piazza di Capannori, in provincia di Lucca, aveva annunciato che "la castrazione chimica è una cura democratica e pacifica". La Governatrice repubblicana dell'Alabama, Kay Ivey, ha già espresso il proprio favore.

È stato unanime il consenso, infatti, la firma della governatrice è avvenuta a seguito dell'approvazione di entrambe le camere del Parlamento.

Il termine castrazione chimica si riferisce alla possibilità di inibire chimicamente la funzione sessuale. "La Chiesa cattolica, ad esempio, non tollererebbe mai il tagliare le mani a un ladro che ha ripetutamente commesso l'offesa", ha continuato il religioso, spiegando che "la castrazione chimica e la rimozione della sessualità personale solleva legittime preoccupazioni sulla violazione dell'integrità fisica e personale di quella persona".

Il processo della castrazione chimica viene così definito nello stato dell'Alabama: "somministrazione di farmaci che riducono, inibiscono o bloccano la produzione di testosterone, ormoni e altre sostanze chimiche con la finalità di rimuovere l'interesse sessuale e rendere impossibile il compimento di atti sessuali". L'Alabama, peraltro, è uno degli Stati Usa in cui più di altri si palesa una certa tendenza alla rigorosità. In Texas c'è invece una legge che prevede la castrazione chirurgica, mentre Georgia e Oregon hanno avuto leggi sulla castrazione chimica, che sono state però abrogate rispettivamente nel 2006 e nel 2001. Il condannato rilasciato sarà quindi in stato di liberà condizionale, fase in cui continuerà ad assumere il farmaco come da istruzioni della Corte competente. "Sono convinto - conclude - che sia una buona pratica da adottare anche in Italia, come la Lega propone da anni". Secondo alcuni infatti l'uso della castrazione chimica violerebbe i diritti umani.

La Convenzione dei diritti dell'uomo all'articolo 1 prevede che le alte parti contraenti rispettino e riconoscano ad ogni persona sottoposta alla loro giurisdizione i diritti e le libertà enunciati nel Titolo primo. La clausola di sottoporsi al trattamento è discriminante per la scarcerazione. "Si tratta di una punizione inusuale e crudele".