Salone del Libro, Francesco Polacchi: "Sono fascista". Ritirata degli editori di sinistra

Salone del Libro, Francesco Polacchi:

Uno scatto dall'edizione del 2011 del Salone del libro di Torino. "Editori di estrema destra ci sono sempre stati, ciò che è cambiato è il clima politico che rende la presenza di un libro come Io sono Matteo Salvini più controversa".

Personalmente non cancellerò alcun incontro, ma userò l'unico in cui presentavo un libro mio per leggere un testo che ricordi cosa ha fatto il regime fascista in questo paese, chi ha perseguitato, chi ha ucciso, chi ha mandato al confino e quale responsabilità mai affrontata si porta addosso chi lo rimpiange. Sulla stessa linea il presidente della Regione Sergio Chiamparino. "Noi ci saremo perché ora è anche una questione di principio". L'occasione è utile per ricordare che la Città di Torino, Medaglia d'Oro alla Resistenza, sarà presente al Salone Internazionale del Libro. Per questa ragione al Salone del libro di Torino io ci andrò e ci andranno come me molti altri e altre. Doppiamente inviperito Giampiero Mughini, che su Dagospia ha commentato: "Vedo adesso che l'antifascismo di Raimo (a proposito, dirsi antifascisti oggi non vuol dire nulla di nulla) è intinto mica male nella salsa del settarismo, e che lui vorrebbe togliere un po' di spazio sui mass-media a Borgonovo e a Buttafuoco". Contro le sue posizioni, e quelle simili di altri scrittori, si è schierato chi si rifiuta di scappare di fronte a Casapound e Salvini e invece vuole il confronto. Per il Comitato infatti spetta alla magistratura "giudicare se un individuo o un'organizzazione persegua finalità antidemocratiche". A seguire ha annunciato il suo rifiuto Carla Nespolo, presidente nazionale dell'Anpi, che avrebbe dovuto presentare il libro della Anselmi.

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E' ancora polemica sulla presenza della casa editrice al Salone. Se la Lega governa il paese chiedo forse la cittadinanza altrove? Bastano i cliché, che in questo caso aderiscono perfettamente alla realtà dei fatti: da Christian Raimo - che pure sta facendo cose egregie da assessore alla cultura del terzo municipio di Roma - che rinuncia al ruolo di consulente, ma non si perde il Salone, a Wu Ming e Carlo Ginzburg che lo seguono, da Michela Murgia che si dissocia dalla protesta sino al Manifesto che dedica al caso Salone la foto centrale e l'editoriale, ma non spreca nemmeno una goccia d'inchiostro in prima pagina per Casal Bruciato. E non lo faccio perché da sempre preferisco abitare la contraddizione piuttosto che eluderla fingendo di essere altrove. Significa che Altaforte è sdoganata, del tutto.

"A chi gioca a fare il tollerante con gli intolleranti e il democratico con gli eversivi, a chi garantisce all'impresentabile di presentarsi, rispondiamo con la nostra ferma opposizione a questa 'normalizzazione' del neofascismo".