Papa Francesco visita il campo profughi di Sofia - Primopiano

Papa Francesco visita il campo profughi di Sofia - Primopiano

Sofia (Bulgaria) - Non potendo andare al confine con la Turchia a vedere il muro di filo spinato che il governo bulgaro ha eretto negli anni passati per impedire l'arrivo dei migranti, Papa Francesco stamattina si è dovuto accontentare di vedere uno dei tre campi profughi vicino a Sofia. Al suo arrivo è stato accolto dal direttore del Centro e dal direttore della Caritas all'ingresso principale della struttura, un ex edificio scolastico adibito a centro di accoglienza profughi. Un cammino doloroso ha detto il Papa, di questi bambini, delle loro famiglie nello sfuggire alla guerra, alla miseria, nel lasciare la loro patria e cercare di inserirsi in altre aree del mondo, quindi anche un senso di speranza. "Ma c'è sempre una speranza", ha detto nel suo breve intervento. Oggi il mondo dei migranti e rifugiati è un po' una croce, una croce dell'umanità, e la croce è tanta gente che soffre... Ha poi aggiunto "Apprezzo la vostra buona volontà". Si rivolge prima a Liridona, ragazza musulmana che ha raccontato di aver avuto "più volte occasione di vivere con i miei amici cristiani profondi e forti momenti di comunione" e sogna che noi credenti in un Unico Dio Misericordioso "possiamo dare la speranza ad un mondo stanco".

Il 42enne Taha Saber Ismael, padre di sei figli, curdo iracheno di Mosul, ha preparato una lettera in inglese per il Papa chiedendo aiuto per la sua famiglia che si trova in Bulgaria da tre anni. Dopo il breve saluto di una volontaria, il canto eseguito dai bambini e il dono dei disegni dei piccoli al Papa, il Pontefice ha salutato le famiglie accolte nel Centro e rivolto loro alcune parole. Quindi, ha impartito la sua benedizione e si è congedato, trasferendosi in auto all'Aeroporto Internazionale di Sofia per partire alla volta di Plovdiv. A tutti voi rivolgo il bel saluto augurale che si usa anche nel vostro Paese in questo tempo pasquale: "'Cristo è risorto'".

"Cari bambini, care bambine, sono contento di condividere con voi questo grande momento e di aiutarvi a incontrare Gesù".

Con le tuniche bianche, nota il Papa, i piccoli sono vestiti "a festa", perché "la Prima Comunione è innanzi tutto una festa, in cui celebriamo Gesù che - ricorda - ha voluto rimanere sempre al nostro fianco e che non si separerà mai da noi".

Festa che è stata possibile grazie ai nostri padri, ai nostri nonni, alle nostre famiglie e alle nostre comunità che hanno aiutato noi a crescere nella fede. State vivendo davvero una giornata in spirito di amicizia, di gioia e fraternità e di comunione tra di voi e con tutta la Chiesa che, specialmente nell'Eucaristia, esprime la comunione fraterna tra tutti i suoi membri.

Perciò, vi auguro che oggi sia l'inizio di molte Comunioni, perché il vostro cuore sia sempre come oggi, in festa, pieno di gioia e soprattutto di gratitudine.

Incoraggia i sacerdoti, che poco prima gli avevano manifestato il disagio di essere pochi e il rischio di cadere in qualche complesso di inferiorità, a fare come Maria Maddalena che con una libbra di nardo unse i piedi di Gesù, riempiendo tutta la casa di quel profumo e lasciando un'impronta inconfondibile. Poi il Pontefice ha dato personalmente la prima comunione, uno per uno, a tutti i 245 bambini e bambine provenienti da tutta la Bulgaria.