Al via i nuovi Pir, Bankitalia: "Più rischi per i risparmiatori"

Al via i nuovi Pir, Bankitalia:

Salta l'ipotesi della gradualità per raggiungere la quota di investimenti nelle pmi non quotate e accedere così all'agevolazione fiscale prevista dai PIR, i piani di risparmi a lungo termine.

I nuovi Pir sono finalmente pronti per i mercati dopo quattro mesi di stallo e attesa. Stando al testo definitivo, il 70% del valore complessivo dei PIR deve essere investito per un 5% in strumenti finanziari emessi da pmi ammissibili e scambiati su sistemi multilaterali di negoziazione e per almeno un 5% in venture capital. Cambia infatti la composizione della quota del 70% del valore complessivo del piano di risparmio da investire in economia reale (strumenti finanziari emessi da imprese italiane o europee): oltre al (già previsto) 30% in imprese non inserite nel Ftse Mib di Borsa Italiana o in indici equivalenti di altre borse (in pratica, imprese che non sono blue chips), bisogna investire un 5% in titoli di PMI ammesse a Mtf, sistemi multilaterali di negoziazione (come, ad esempio, l'AIM Italia), e un 5% in venture capital. Per investimento in quasi-equity invece si fa riferimento ad un tipo di finanziamento che si colloca tra equity e debito e ha un rischio più elevato del debito di primo rango (senior) e un rischio inferiore rispetto al capitale primario (common equity). Noi registriamo un lieve afflusso solo grazie alle sottoscrizioni dei clienti che avevano aperto i fondi fino a fine 2018 e che continuano a fare versamenti. Così anche Antonella Massari, segretario generale di Aipb, l'Associazione Italiana del Private Banking che considera il decreto "un passo positivo verso lo sviluppo di nuove forme di finanziamento dei piani di sviluppo delle Pmi italiane, fondamentali per la crescita del paese". Il Mise si riserva di monitorare gli effetti dei correttivi sulla raccolta e il numero delle negoziazioni e nel caso di valutare ulteriori opportunità di intervento in futuro. Ma adesso il decreto, pubblicato in Gazzetta ufficiale il 7 maggio, ne ha modificato i tratti prevedendo il vincolo a investire una percentuale minima, il 3,5%, su startup (con meno di 7 anni di vita) e sul venture capital, beni illiquidi e più difficili da vendere.

Secondo via Nazionale, si avrebbe il "rischio che i fondi registrino perdite derivanti da vendite di attività in mercati poco liquidi a fronte di episodi di forte volatilità dei corsi che inducano i sottoscrittori a liquidare l'investimento prima di conseguire il beneficio fiscale". Tali perdite potrebbero riflettersi negativamente sui risultati dei PIR e sulla reputazione degli intermediari che li promuovono.