Unicredit: rischia multa Ue per violazioni antitrust

Unicredit: rischia multa Ue per violazioni antitrust

Lo spiega una nota della società che ha depositato "una richiesta di supplemento al proprio Documento di Registrazione e al Prospetto di Base relativo al Programma di emissione di certificati di investimento" approvato dalla Consob.

La presunta violazione della normativa antitrust riguarda titoli di Stato europei emessi tra il 2007 e il 2012. In rosso nei primi scambi, il titolo della banca di Piazza Gae Aulenti ha progressivamente recuperato terreno per chiudere a 11,9 euro, +0,54% sul dato precedente.

Il supplemento contiene le informazioni relative ai rischi connessi al procedimento. La Banca, che ha ricevuto il 31 gennaio uno Statement of Objections dalla Commissione Europea, ha spiegato che l'investigazione "si riferisce ad alcuni periodi compresi tra il 2007 e il 2012, e comprende presunte attività da parte di una delle controllate di UniCredit, per una frazione di questo periodo".

UniCredit ha avuto accesso a tutti gli elementi del fascicolo della Commissione Europea a partire dal 15 febbraio 2019. Il Gruppo "non considera più remoto, ma possibile, sebbene non probabile, un esborso di cassa volto al pagamento di una potenziale sanzione". Viene reso inoltre noto che al momento, alla luce dei dati a disposizione, non sarebbe possibile quantificare l'importo di una eventuale sanzione.

Unicredit ha tempo fino al prossimo 29 aprile per presentare alla Commissione europea una risposta, possibilmente documentata, alle ipotesi dell'Antitrust. L'uscita dello Stato dalla banca senese è prevista per il 2021 ma entro la fine di quest'anno, il governo deve riferire alla Dg Comp europea i termini della way out, tema che riapre anche quello di una possibile fusione-aggregazione con un altro gruppo bancario.

Lo Statement of Objections non pregiudica l'esito del procedimento; qualora la Commissione dovesse concludere che vi è sufficiente evidenza di una violazione della normativa, potrà adottare una decisione che proibisca la condotta in esame e che imponga il pagamento di una sanzione per un ammontare massimo del 10% del fatturato annuo mondiale della società.