Libia, Serraj spaventa l'Italia: "Aiutatemi o arriveranno 800 mila migranti"

Libia, Serraj spaventa l'Italia:

I combattimenti a Tripoli hanno ucciso È di 121 morti e 561 feriti il bilancio parziale dei combattimenti in Libia da quando il comandante Khalifa Haftar ha lanciato un'offensiva all'inizio di questo mese per prendere la capitale libica.

Mentre Conte vede Al Thani Di Maio è a Dubai Ma a testimoniare il fatto che l'Italia parla sia con Tripoli che con Bengasi il ministro dello Sviluppo economico e vicepremier, Luigi Di Maio, oggi è a Dubai per una missione di sistema che lo ha visto incontrare Sultan bin Saeed Al Mansouri, ministro dell'Economia degli Emirati. Al centro dei colloqui i rapporti economici tra i due Paesi e le misure a favore delle start up innovative.

Al-Serraj poi avverte, in particolare l'Italia: "Non ci sono solo gli 800 mila migranti potenzialmente pronti a partire, ci sarebbero i libici in fuga da questa guerra, e nel Sud della Libia sono già ritornati in azione i terroristi dell'Isis che il governo di Tripoli con l'appoggio della città di Misurata aveva scacciato da Sirte 3 anni fa".

"Auspichiamo un cessate il fuoco immediato e il ritiro delle forze della Libyan National Army", l'esercito guidato da Khalifa Haftar. Ma secondo il vicepremier Di Maio "chiudere un porto è una misura occasionale, risultata efficace quando abbiamo dovuto scuotere l'Ue, ma è pur sempre occasionale". Oltre duemila sono le persone che hanno lasciato le proprie case solo nelle ultime 24 ore, dice l'Ocha. In questo contesto "devono essere coinvolti non solo i protagonisti libici, ma anche gli altri esponenti della comunità internazionale". Gli scontri hanno prodotto almeno 18mila sfollati, secondo le stime dell'Onu.

Proprio per contenere le "fughe in avanti" di Salvini il premier Conte, spalleggiato dal ministro della Difesa, ha rafforzato i poteri del gabinetto di crisi sulla Libia imponendo maggiore collegialità nelle decisioni che riguardano il dossier libico. Attacchi e controffensive davanti ai quali la Comunità internazionale è in piena attività diplomatica per scongiurare un'escalation che potrebbe far precipitare il Paese nella guerra civile, nonché favorire spazi a posizioni estremiste - come quelle dello Stato islamico, ancora attivo, sebbene in forma nascosta, nel Paese. E i rifugiati si accolgono. "Le conseguenze in termini di destabilizzazione ricadrebbero soprattutto sull'Italia".