"Lega minaccia crisi", nuovo botta e risposta Di Maio-Salvini

"Questo e' il valore che danno all'Italia?", chiosa Di Maio. "Sembra ci siano persino contatti con Berlusconi", scrive Di Maio su Fb. "Sono pieni i giornali di queste ricostruzioni e lo trovo gravissimo", tuona infatti Di Maio. "Sono davvero sbalordito", insiste, spiegando di ritenere "grave che si prenda sempre la palla al balzo per minacciare di buttare via tutto".

"L'Italia non è mica un gioco, l'Italia siamo noi e milioni di famiglie in difficoltà che vogliono un segnale. L'Italia non è un trofeo e trovo gravissimo che la Lega con così tanta superficialità ogni volta che gli gira minacci di far cadere il governo", sottolinea. "La crisi è solo nella testa di Di Maio", replica Salvini.

Ma il leader della Lega Matteo Salvini getta subito acqua sul fuoco: "Macché crisi di governo!" Ma se si rivelasse impossibile raggiungere quel traguardo, si potrebbe prendere in considerazione un piano B. Tanto che ci sarebbe anche stato un contatto tra il Cavaliere e l'entourage salviniano, forse non solo per gli auguri di Pasqua.

Armando Siri, esponente leghista e sottosegretario ai Trasporti, coinvolto in un'inchiesta per corruzione "è tranquillo e son tranquillo io".

Sul dopo-voto gli scenari sono più aperti (molto dipenderà dai risultati elettorali) anche se il duello a distanza su Siri e Raggi e lo scontro tra garantismo e giustizialismo rende l'idea di quanto questo governo (non) sia coeso e unito.

E se la strategia di Forza Italia, continua ancora Dagospia, è quella di non attaccare frontalmente Matteo Salvini, con il quale si punta a tessere il dialogo dopo il voto anche in chiave nazionale, non ci saranno trattamenti di riguardo per Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni.

A scagliarsi contro la Lega, accusata di speculare sulle elezioni, è anche il capogruppo M5S in Campidoglio Giuliano Pacetti che accusa il Carroccio di voler stoppare il Salva-Italia e voler regalare 2,5 miliardi di euro alle banche pur di attaccare Roma e la sua amministrazione. Insomma, l'aria nell'antica Padania che fu di Bossi sta diventando pesante e, se non adeguatamente bonificata, rischia di trovare in un governatore come Luca Zaia, finora lealissimo, l'interprete di un "nordismo" di ritorno che disturberebbe non poco il nuovo corso "nazionale" del leader. Siamo nati sulla questione morale e gli indagati per corruzione o per aver preso mazzette e tangenti no, non possiamo accettarli.

Per il vicepremier leghista sarebbe assurdo aprire una crisi di governo per una questione giudiziaria che riguarda un leghista, ma questo non vuol dire però che non ne abbia abbastanza dei grillini.