La Nato compie 70 anni

La Nato compie 70 anni

La pace in Occidente, ieri oggi e domaniIl 4 aprile 1949 12 Stati dell'Occidente di allora firmavano a Washington un breve trattato, un paio di pagine e 14 articoli, che aveva due obiettivi ben chiari, strutturali e di lungo periodo. Al The Anthem ci sarà poi la cerimonia per i settanta anni dell'Alleanza atlantica.

Stoltenberg, che giovedì scorso ha avuto la conferma del suo ruolo fino al 2022, terrà anche un discorso al Congresso, dove era stato invitato dai leader della politica americana - in forma bipartisan, dalla democratica presidente della Camera e dal capo della maggioranza repubblicana al Senato - nei giorni in cui aumentavano le preoccupazioni degli alleati europei per le posizioni prese dalla Casa Bianca sulla Nato. È pubblico. E molti paesi non stanno pagando quello che dovrebbero. Oltre a Stati Uniti e Canada ci sono 10 Stati europei: Belgio, Danimarca, Francia, Islanda, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo e Regno Unito.

La linea è dura, tuttavia non è nuova: già ai tempi dell'amministrazione Obama, considerata liberal e globalista, gli Stati Uniti pressavano perché gli alleati contribuissero maggiormente alle attività militari (anche in ambito non Nato: vedi per esempio la guerra allo Stato islamico, sui cui Washington è tornata a chiedere condivisione anche adesso, nella fase in cui servirà mantenere l'impronta di sicurezza in Siria e Iraq per evitare il ritorno di insorgenze). "Non possiamo essere ingenui, la Nato non ha intenzione di schierare missili in Europa ma adotterà credibili misure di dissuasione". "E attraverso la NATO gli Stati Uniti hanno più amici e alleati di qualsiasi altro potere".

Ma se, dopo la fine nel 1991 dell'Unione Sovietica, la Nato ha continuato ad avere una propria ragion d'essere, lo si deve al fatto che si è orientata progressivamente verso un sistema di collaborazione militare fra i suoi partner mirante (di concerto o meno con l'Onu) sia a far valere il rispetto di determinate norme internazionali a presidio dei diritti umani sia a scongiurare la diffusione di movimenti terroristici e la deriva di alcuni Paesi verso una grave situazione interna di anarchia tale da produrre pericolosi effetti destabilizzanti in quelli contigui. Domani, la riunione dei ministri degli Esteri dell'alleanza, con focus su terrorismo e sicurezza. Oggi c'è chi si chiede per quale precipui motivi compì, a quel tempo, un passo così impegnativo nel mezzo di una difficile ricostruzione post-bellica e con un esercito a cui le clausole del trattato di pace del 1947 con le potenze vincitrici della Seconda guerra mondiale avevano imposto una drastica riduzione dei suoi effettivi e dei suoi armamenti. Stoltenberg, nel suo discorso al Congresso ha dedicato spazio ai rapporti tra l'alleanza e la Russia.