Il generale Haftar ha attaccato la città di Tripoli senza giustificazioni alla

Il generale Haftar ha attaccato la città di Tripoli senza giustificazioni alla

"Senza dubbio, il ritardo nell'adottare misure appropriate per fermare l'aggressione, in cui vengono utilizzati tutti i tipi di armi, compresi i caccia, si tradurrà in perdite catastrofiche, umane e materiali, che non possiamo immaginare". Questa circostanza è stata smentita dal portavoce del ministero degli Esteri francese, ma Italia e Svezia hanno presentato alcuni emendamenti, sostenute anche da Germania, Regno Unito e Olanda, che hanno prodotto un nuovo documento, approvato infine dai 28. Ha semplicemente dichiarato che il governo di Tripoli è nemico della Libia e ha avviato le operazioni militari. Se Haftar desidera davvero il controllo della Libia - conclude "Bloomberg" - dovrà conseguirlo tramite metodi democratici, anche a costo di imporre "sanzioni a carico suo e dei suoi generali, e di negare qualunque riconoscimento a un suo eventuale governo". Non si ha al momento notizia di vittime.

Msf chiede che "tutti i rifugiati e migranti detenuti in Libia siano evacuati dalle zone a rischio appena possibile e, in attesa del loro rilascio, che vengano garantiti la loro sicurezza e i loro bisogni essenziali". Il premier ha ribadito il no alla violenza e ha fatto appello alla fine del conflitto e alla ripresa del dialogo politico tra le parti per arrivare alla stabilizzazione del Paese.

Secondo l'Organizzazione mondiale della Sanità, gli ospedali di Tripoli e dintorni hanno aggiornato il bilancio delle vittime del conflitto: negli ultimi giorni i morti sono stati 47 e i feriti 181. "Le evoluzioni in Libia non ci devono far deflettere dalla ricerca di una soluzione politica, l'unica davvero sostenibile", dice Conte.

"Questa guerra, iniziata da Haftar nel corso della prima visita del Segretario Generale nella capitale, ha dimostrato che Khalifa Haftar non era un vero partner per la pace e questo attacco non si sarebbe verificato senza l'interferenza di paesi stranieri che non hanno permesso al mio paese di raggiungere la stabilità, per i loro interessi personali, e hanno contribuito notevolmente ad ostacolare il lavoro dello Stato, paralizzando -denuncia Serraj- la sua capacità di controllare la situazione e garantire una vita sicura ai cittadini". Avendo investito come pochi altri sul dossier, fino a favorire un faccia a faccia tra Sarraj e Haftar alla conferenza internazionale di Palermo a novembre.