Brexit rinviata per 3 mesi Bocciato il referendum bis

Brexit rinviata per 3 mesi Bocciato il referendum bis

In UE c'è anche l'ipotesi di un rinvio della Brexit al 2021, sebbene Theresa May non sia d'accordo con questa opzione, sostenendo che tradirebbe lo spirito del referendum.

A fine serata, la voce della Premier May è flebile e sottile, proprio come la speranza di riuscire ad uscire dal Rebus Brexit. Emerge da una bozza di documento distribuita nel corso della riunione dei 27 ambasciatori dell'Ue per preparare la discussione dei leader al Consiglio europeo del 21 marzo, sulla richiesta di estensione della permanenza del Regno Unito nell'Unione, che si attende arrivi dalla premier britannica Theresa May nei prossimi giorni. Perfino alcuni suoi ministri hanno votato per eliminare il No Deal nonostante lei avesse chiesto di fare l'opposto. Se i parlamentari inglese decideranno di approvare entro la prossima settimana l'accordo di divorzio, già bocciato due volte, la Brexit ci sarà il 30 giugno. Quanti mesi è difficile deciderlo perché in maggio ci sono le elezioni europee e se UK fosse ancora nell'unione i suoi cittadini dovrebbero votare.

Erano 4 gli emendamenti promossi da deputati dell'opposizione o da Tory dissidenti dalla linea del governo ammessi oggi al voto dallo speaker della Camera dei Comuni, John Bercow, prima della mozione governativa favorevole alla richiesta di un rinvio breve della Brexit e a un terzo tentativo di ratifica dell'accordo proposto da Theresa May.

La votazione del 14 marzo è quella sulla richiesta o meno di un rinvio della Brexit oltre la scadenza originaria del 29 marzo 2019.

Secondo Donald Tusk, Presidente del Consiglio Europeo, è opportuno concedere un lungo slittamento rispetto alla data del 29 marzo, così da garantire all'UK un "ripensamento della sua strategia sulla Brexit". Questo potere è stato riconosciuto dalla Corte di Giustizia europea con una sentenza che ha fatto discutere, e che ha sancito che Westminster può revocare il suo addio all'Unione europea, svuotando praticamente di significato l'esito del referendum del 23 giugno del 2016, con cui la maggioranza del popolo britannico ha scelto il 'Leave'. Lo sostiene l'ex premier Tony Blair, ma questo piano non ha una maggioranza in Parlamento. Vista dall'altra sponda, la Gran Bretagna si configura invece come il nostro quarto mercato di export agroalimentare più importante dopo Germania, Francia e Stati Uniti con un giro di affari stimato di 3,4 miliardi di euro nel 2018, +2,7% sul 2017 (Fonte: Istat) come stimano gli utimi dati elaborati da Federalimentare. Sono numeri che fotografano in modo nitido qual è la posta in gioco per le nostre imprese del food & beverage, che in questi mesi hanno vissuto con legittima apprensione le vicende sulla Brexit. La via delle elezioni è quella chiesta dai laburisti di Jeremy Corbyn. I conservatori potrebbero essere guidati da un euroscettico come Boris Johnson.