Brexit, May annuncia le dimissioni per favorire l'accordo con Ue

Brexit, May annuncia le dimissioni per favorire l'accordo con Ue

Il meccanismo non piace agli irriducibili della Brexit (European Research Group) e ai dieci deputati unionisti nordirlandesi (del DUP), i quali hanno paura che Londra possa rimanere intrappolata nel backstop ad infinitum.

La linea dei Ventisette è quella discussa e concordata nell'ultima riunione del Consiglio europeo la scorsa settimana: saltata la proroga breve al 22 maggio non restano che due opzioni: no deal, niente accordo, o una proroga lunga che però non potrà essere al buio.

È Theresa May a chiedere in extremis il terzo voto. Un'operazione frustrata due giorni fa da un primo risultato negativo - con veti incrociati e un numero di no superiore a quello di sì su ciascuna delle 8 opzioni presentate - ma che potrebbe riportare a galla le soluzioni andate più vicine alla maggioranza: con in pole position quella per una Brexit soft con permanenza del Regno nell'unione doganale e di rincalzo quella su un pur problematico referendum confermativo.

Chi lavora nella City, se non è stato già trasferito a Milano o in altri capitali finanziarie, deve vedersela con piani A e piani B nel caso, mai del tutto escluso del no deal, chi ruota intorno all'accademia e alla ricerca ha le stesse incertezze e chi ha un proprio business vive con apprensione l'evolversi di un dibattito in cui le esigenze delle imprese sono state sempre trascurate in maniera sorprendente.

I seggi riservati al Regno unito sono stati in parte già ripartiti tra gli altri Paesi.

Il governo ha promesso che chiunque si registri prima della fine del periodo di transizione avrà diritto di rimanere dopo cinque anni.

Uscita senza accordo. Dopo il voto alla Camera dei Comuni, che ha respinto per la terza volta l'accordo di ritiro del Regno Unito dall'Ue, "una Brexit senza accordo il 12 aprile è ora uno scenario probabile". La partecipazione britannica al voto europeo, peraltro, non è facilmente digeribile anche per l'Unione europea: il Regno Unito avrebbe voce in capitolo su scelte politiche strategiche di una Unione dalla quale vogliono fuggire. A scanso di equivoci, la Commissione europea, confermando di essere "completamente pronta per uno scenario di mancato accordo alla mezzanotte del 12 aprile", avvisa Londra che "resterà unita". "Il processo previsto dall'articolo 50 è in atto, e coerentemente con la volontà del popolo britannico il Regno Unito lascia l'Unione europea". Sono dunque ore decisive per la premier che si è detta disposta a un passo indietro a patto che venga approvato l'accordo raggiunto con Bruxelles ma non ancora ratificato da Westminters. Intanto il leader laburista Jeremy Corbin ha esortato la May a cambiare accordo oppure a dimettersi: "Se non può accettarlo deve andarsene e consentire al Paese di decidere il suo futuro attraverso elezioni generali", ha dichiarato Corbyn a Westminster. "Alla luce della bocciatura dell'accordo di divorzio da parte dei Comuni, ho deciso di convocare un vertice Ue il 10 aprile". I listini del Vecchio continente proseguono il loro andamento in territorio positivo senza particolari scossoni.