Santiago Italia. La triste profezia di Moretti sull'avanzata della xenofobia nella Penisola

Santiago Italia. La triste profezia di Moretti sull'avanzata della xenofobia nella Penisola

Con un'equidistanza che evita però, come la peste, la dittatura della retorica dell'imparzialità.

Un lavoro convincente, confezionato con la cura e l'intelligenza di un grande regista, che sa perfettamente che la testimonianza militante di impegno, di cultura e civiltà non può esimersi dal mostrarsi anche con perfezione, eleganza e raffinatezza formale. Il film racconta quale fosse la situazione politica nel Cile del 1973. In quell'incredulità un po' stranita c'è tutta la sgomenta dolcezza con cui Moretti si sofferma sul Cile del '73 per parlare, in realtà, dell'accoglienza che gli italiani riservarono ai cileni che arrivarono nel nostro paese. In quella data iconica del 1973, la giunta comandata da Augusto Pinochet fece attaccare dall'esercito il Palazzo della Moneda a Santiago, inducendo al suicidio il presidente Salvador Alllende.

"Ci sono forze politiche che vengono votate non nonostante la loro violenza verbale ma proprio perché ne fanno uso". A seguire, naturalmente, persecuzioni, torture, sequestri e sparizioni degli oppositori. Le piccole ossessioni del protagonista diventano leitmotiv attraverso battute rese celebri ed entrate a far parte del gergo comune come: "Le parole sono importanti!", gridato da uno smemorato Michele Apicella ex dirigente del PCI alla giornalista in Palombella Rossa; "Continuiamo così, facciamoci del male!" rivolto alla brutale affermazione di un commensale, reo di non aver "mai assaggiato la Sachertorte" in Bianca (1984) Fino al celeberrimo "Ma che siamo in un film di Alberto Sordi?", battuta di cui lo stesso regista racconta il silenzio glaciale provocato in sala ad ogni proiezione di Ecce Bombo (1978).

Il nostro Nanni Moretti chiude il Torino Film Festival con un'opera semplice, lineare, quasi delicata ma non banale. Non è interessato a interpellare collaborazionisti pentiti o militari forzati a obbedire agli ordini, e le uniche due voci dell'altra parte intervistate sono un ufficiale ancora convinto della bontà del colpo di stato e il già citato militare in carcere.

La risposta di Moretti e dei suoi testimoni è quella di non perdere nessuno di noi la propria umanità, come quei giovani che vediamo in uno spezzone di repertorio affollare il palazzetto dello sport di Roma negli anni'70, con Gian Maria Volontè ad arringarli, e che urlano in favore del popolo cileno. Oggi viaggio per l'Italia e che somiglia sempre di più al Cile, alle cose peggiori del Cile. Una difesa che ricorda i tragici processi ai nazisti, ma ad un certo punto, l'unico della pellicola, quando l'uomo spiega ad Moretti che lui ha accettato l'intervista perché gli hanno detto che sarà inserita in un giusto contesto, dando voce alla sua presunta innocenza, in un quadro imparziale, Nanni risponde entra nel campo della telecamera e sentenzia: "Io non sono imparziale!". Questa è la corsa: "l'individualismo".

Il film uscirà il 6 dicembre per Academy Two.