Nata la prima bambina grazie all’utero di una donatrice deceduta

Nata la prima bambina grazie all’utero di una donatrice deceduta

Si tratta di una bambina, venuta alla luce il 15 dicembre 2017: la madre non poteva avere figli perché nata senza utero a causa della sindrome di Mayer-Rokitansky-Kuster-Hausef. Di questi uno è sopravvissuto ed è diventata una bella bambina. La donna ricevente ha avuto un ciclo di fecondazione in vitro 4 mesi prima del trapianto, che ha prodotto otto blastocisti crioconservate. Le strategie di trapianto da donatore vivente o deceduto non si escludono a vicenda e, vista l'attuale scarsità di innesti uterini e il previsto aumento futuro della domanda, entrambi saranno probabilmente necessari. Ejzenberg e colleghi suggeriscono che le tempistiche di impianto dell'embrione, il tempo in cui l'utero è rimasto privo di ossigeno dopo la morte della donatrice e gli effetti dei farmaci anti-rigetto possono tutti concorrere al successo o all'insuccesso della gravidanza. Almeno una dozzina di bambini in Svezia, negli Stati Uniti e in Serbia sono nati da donne con un utero trapiantata, ma da una parente viva.

"Il trapianto di utero da donatori vivi, hanno dichiarato i ricercatori, è diventato una realtà per trattare l'infertilità".

C'erano stati altri tentativi di trapianti di utero da una donatrice morta, ma si erano tutti conclusi con aborto spontaneo. Dopo sette mesi i medici le hanno impiantato un singolo uovo fecondato.

Il tutto è accaduto in Brasile, e la prima rivista a dare la notizia confermata è stata il Lancet. Per far nascere la piccola è stato eseguito un parto cesareo durante il quale è stato rimosso anche l'utero precedentemente trapiantato. Una di esse è stata impiantata e ha permesso la nascita della bimba. L'intervento è avvenuto a seguito di una terapia di fertilità. L'operazione è durata oltre 10 ore. L'equipe medica ha prelevato gli ovuli della donna, li ha fecondati con lo sperma del compagno e li ha congelati per impiantarli dopo il trapianto di utero. Come ricorda un articolo di commento pubblicato sempre su Lancet a margine del resoconto del risultato brasiliano, rimangono da chiarire bene molti aspetti tecnici relativi alle procedure chirurgiche, ai protocolli terapeutici di immunosoppressione, alle tempistiche di controllo durante e dopo la gravidanza.