M5S, nei guai anche la società della famiglia Di Battista

M5S, nei guai anche la società della famiglia Di Battista

"A questo punto gli consiglio di fare altre decine di migliaia di visure camerali ad altrettante pmi per scoprire la situazione delle piccole imprese italiane - ha continuato Di Battista - E gli consiglio di sbattere in prima pagina tutto ciò che scopriranno".

Costituita il 20 settembre 2001 dal padre di Alessandro, Vittorio, che è presidente del consiglio di amministrazione, la Di.Bi Tec ha sede a Roma e ha come oggetto sociale "la produzione industriale, la lavorazione di manufatti in ceramica e affini, di apparecchi igienico sanitari", ricostruisce Il Giornale. Secondo Il Giornale la società "ha 53.370 euro di debiti verso i dipendenti, 135.373 euro di debiti verso i fornitori e 60.177 euro di debiti tributari". Poi attacca la Rai per non aver raccontato il caso.

Dopo i guai che hanno coinvolto i genitori di Maria Elena Boschi, Matteo Renzi e Luigi di Maio, la lista dei parlamentari o degli ex parlamentari con qualche scheletro nell'armadio in famiglia si allunga. "Mio padre, ad oltre 70 anni, lavora come un matto.", ha appena scritto su Facebook Alessandro Di Battista, confermando dunque le "difficoltà" economiche rivelate ieri da un articolo de Il Giornale.

Dibba ha allegato al post una lettera firmata Silvio Berlusconi e datata 29 ottobre 2018, riferendosi apertamente a quello che sente come un attacco portato nei suoi confronti da Il Giornale diretto da Alessandro Sallusti.

Di Battista azienda, debiti con dipendenti e fornitori. Renzi commenta: "Spero che la notizia sia falsa e che Di Battista possa procedere per diffamazione contro il Giornale". "Essere passato da colui che fa la morale a tutti - incalza Michele Anzaldi - al socio di un'azienda che deve soldi a dipendenti, fornitori e fisco deve averlo innervosito talmente tanto che Di Battista passa agli insulti, la parte che gli riesce meglio". "Io - scrive Di Battista su Facebook nella sua replica - sono così calmo e tranquillo ultimamente, ma se provocate mi tocca tornare ad Arcore sotto la villa del vostro padrone". Oggi, udite udite, tramite una visura camerale - una roba pubblica insomma - scopre che la piccola azienda di famiglia (3 dipendenti tra cui mia sorella) ha difficoltà. Il carico fiscale è enorme. E a Renzi dice: "Caro Matteo, so che ti brucia ancora che uno come me, senza guru della comunicazione, senza Tv dalla sua parte, solo con un motorino, ti ha fatto il 'culo' al referendum costituzionale". "Stavolta però - annuncia l'esponente M5S - per leggere dei pezzi della sentenza sulla trattativa Stato-Mafia". Ebbene sì, la nostra azienda va avanti, con enormi difficoltà. "Ciònonostante l'azienda tira avanti, così come tante altre, sperando che i colpevoli, che oltretutto oggi provano, in modo scomposto, a fare i carnefici, vengano cacciati, una volta per tutte, dalle Istituzioni". "L'avete voluto voi evidentemente". Pensate di indebolirmi ma ottenete il contrario.