La musica reggae diventa patrimonio culturale immateriale dell’Unesco

La musica reggae diventa patrimonio culturale immateriale dell’Unesco

Nella giornata di ieri, 29 novembre 2018, l'UNESCO ha aggiunto la musica reggae della Giamaica nell'elenco del Patrimonio Immateriale dell'Umanità.

A rendere il Reggae famoso in tutto il globo ci hanno pensato artisti del calibro di Bob Marley e Dennis Brown, che con la loro musica inconfondibile hanno attirato l'attenzione del mondo sul tema della liberazione, dell'identità culturale, della catarsi religiosa e della pace. Come non ricordare, infatti, i Pitura Freska, storico gruppo veneziano divenuto famosissimo in tutta Italia grazie a singoli come "Crudele" e "Papa Nero".

Un'icona potente come Bob Marley finisce quasi inevitabilmente per spingere il pubblico a identificarlo con il reggae che in realtà è molto di più dell'opera straordinaria dell'autore di "Exodus".

Sul sito dell'Unesco è già comparsa la scheda sul reggae music of Jamaica. E così ha cominciato a lavorare su questo repertorio fino a diventare uno dei personaggi chiave per l'esplosione di Marley e la diffusione sul mercato mondiale del reggae, quando dai Rolling Stones a Eric Clapton, le star se ne innamorarono. Il primo a usare questa parola è stato Toots Hibbert nel 1961, nel brano "Do The Reggay". Il comitato dell'UNESCO, riunitosi a Port-Louis (Mauritius), ha evidenziato il contributo offerto dal reggae al dibattito internazionale sull'ingiustizia, sulla resistenzza, sull'amore e sull'umanità. Per non parlare dell'influenza avuta sul punk (basta pensare ai Clash), sul rock, sul pop, sul jazz e sulle forme più moderne di black music. Influenzata dalla musica calipso oltre che dal jazz e dal rhythm and blues, il Reggae è attestato per la prima volta negli anni Sessanta, e si tende a indicare in Larry and Alvin e nei Beltones i primi interpreti del genere. Chissà se chi sfoggia gioielli e status symbol capirà che è davvero un patrimonio da difendere.