Batterio killer, in Veneto 10 mila pazienti "potenzialmente a rischio"

Batterio killer, in Veneto 10 mila pazienti

Circa 10mila pazienti operati nelle cardiochirurgie del Veneto verranno presto contattati perché potenzialmente a rischio di contrarre infezioni dal batterio killer Chimera. E sono già una ventina i pazienti che hanno chiesto di essere sottoposti all'emocoltura per capire se siano stati infettati o meno. Il tutto dopo aver riunito un Gruppo tecnico regionale per la prevenzione e gestione delle infezioni in soggetti sottoposti a intervento cardiochirurgico. Viene comunque data a tutti i reparti l'indicazione di collocare tali macchinari, di qualsiasi marca di fabbricazione essi siano, all'esterno della sala operatoria - precisa il Gruppo tecnico -. "La Regione Veneto si sta tutelando nei confronti della Ditta produttrice", visto che il batterio killer "sembra essersi annidato già nel sito di produzione del dispositivi, quindi antecedentemente all'installazione in sala operatoria".

La scoperta è stata pubblicata: il Chimaera non è un micobatterio patogeno convenzionale ma un "opportunista", cioè colpisce se ne ha l'occasione, altrimenti resta nell'ambiente.

"La prima identificazione di un caso di infezione associato a questo tipo di dispositivo risale al 2014, anche se attraverso indagini retrospettive è stato possibile riconoscere anche casi verificatisi precedentemente, a partire dal 2011" è quanto si legge sulla nota diramata dal ministero della Salute lo scorso 21 novembre, al fine di valutare il "rischio per il nostro paese" ed emanare specifiche raccomandazioni.

Gli interventi mondiali "a cuore aperto" invece sono circa un milione e mezzo all'anno mentre nel nostro Paese sono circa 40mila. "E' bene che gli ospedali si attrezzino per una diagnosi veloce nei casi sospetti".

L'infezione ha origine dall'utilizzo di alcuni macchinari per il raffreddamento o riscaldamento che si utilizzano per regolare la temperatura sanguigna durante interventi cardiochirurgici. Tutte le categorie professionali interessate sono state informate della situazione e hanno ricevuto raccomandazioni sull'uso e la manutenzione delle macchine per l'ipotermia; è stata inoltre intensificata la sorveglianza. Sono stati segnalati casi anche in altri Paesi, tra cui Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania e Paesi Bassi. Sono già dieci i pazienti deceduti e la popolazione recentemente operata è considerata ad alto rischio.

Cosa si raccomanda alle persone che hanno subito un intervento chirurgico a cuore aperto negli ultimi anni? Fatto sta che l'allarme non poteva scoppiare in un periodo più sfavorevole - avverte Marasca - cioè all'inizio della stagione influenzale, quando i sintomi di stanchezza, febbre e sudorazioni indotti dal batterio possono essere confusi con quelli scatenati dal virus.