Acquisti on line senza frontiere: è la fine del geoblocking

Acquisti on line senza frontiere: è la fine del geoblocking

"Il testo è stato promulgato lo scorso febbraio dopo un lungo iter durante il quale Netcomm, in collaborazione con Ecommerce Europe, ha contribuito al dibattito presentando le proprie osservazioni e contribuendo alla stesura di un testo che fosse il più possibile bilanciato e che favorisse il commercio cross-border", dichiara Roberto Liscia, Presidente Netcomm.

Da oggi 3 dicembre diciamo addio al geoblocking. Si legge nella Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea che "al fine di realizzare il pieno potenziale del mercato interno come spazio senza frontiere interne, in cui sia garantita la libera circolazione, tra l'altro, di beni e servizi, non è sufficiente eliminare, fra gli Stati membri, i soli ostacoli eretti a livello nazionale".

Tutto questo amplia le possibilità degli acquirenti: non solo articoli al dettaglio, ma anche grandi aziende che hanno più portali online a seconda del Paese di riferimento (pensiamo anche solo al settore turistico, con viaggi e noleggio di mezzi di trasporto). Da oggi in avanti invece gli acquisti si potranno fare liberamente. Quindi, nessun venditore può più rifiutarsi di accettare l'acquisto perché non fa consegne in un Paese diverso dal suo. In questo caso, dovrà trovare un accordo con il cliente, che passerà a ritirare l'acquisto direttamente dal commerciante o se lo farà spedire in una località coperta dal servizio spedizioni del commerciante. Rientrano in questa categoria e-book, musica, videogiochi e software.

La segmentazione del mercato, a sfavore degli acquirenti, è un tema molto delicato, a cui la CE ha prestato le dovute attenzioni andando a modificare la regola del geoblocking all'interno del progetto Digital Single Market.

Inizia così l'epoca dello shopping online libero. I principali risultati sono riassunti di seguito.

Il vicepresidente della Commissione Ue per il mercato unico digitale Andrus Ansip ha voluto ribadire come "Nel 2015 il 63% dei siti non consentiva agli utenti di effettuare acquisti da un altro Paese dell'Ue, di conseguenza due terzi dei consumatori che volevano fare acquisti online all'estero non hanno potuto farlo".