Processo "Aemilia", Vincenzo Iaquinta condannato a due anni di carcere

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Come riporta l'agenzia "Dire", a Iaquinta "senior" è andata notevolmente peggio. Giuseppe Iaquinta, padre dell'ex calciatore e accusato di associazione mafiosa, è stato invece condannato a 19 anni di reclusione. "Non è possibile. Mi hanno rovinato la vita sul niente, perché sono calabrese, perché sono di Cutro". Fra le condanne del rito ordinario spiccano anche quelle - confermate in 19 anni - dei fratelli sinti Alfredo e Francesco Amato, che secondo il pentito Antonio Valerio vorrebbero imporsi al vertice della cosca, indebolita dal processo. La lettura della sentenza del maxi processo Aemilia è iniziata intorno alle 13 a causa del guasto al sistema di videoconferenza, che collega l'aula ai carceri italiani e ai siti riservati che ospitano i collaboratori di giustizia e alcuni degli imputati detenuti.

Sto soffrendo come un cane per la mia famiglia e per i miei bambini, senza aver fatto niente. Giuseppe Giglio, la mente economica delle truffe carosello sulle false transazioni tra paesi della Comunità europea, è già stato definitivamente condannato a sei anni nel rito abbreviato. Il processo "Aemilia" è il più grande processo contro le infiltrazioni della 'ndrangheta nel Nord Italia. Per lui la Dda aveva chiesto una condanna a 6 anni. "Io ho vinto un Mondiale e sono orgoglioso di essere calabrese - ha insistito l'ex azzurro - Noi non abbiamo fatto niente perché con la 'ndrangheta non c'entriamo niente". Queste le parole di Vincenzo Iaquinta fuori dal tribunale dopo la condanna a due anni. L'ha scritta assieme a Cristina Beretti, giudice sotto scorta e presidente del Tribunale di Reggio Emilia, e all'altro giudice reggiano Andrea Rat.