Batterio killer in Veneto, ma Verona sembra al sicuro

Batterio killer in Veneto, ma Verona sembra al sicuro

A seguito dello spiacevole ritrovamento, che come detto però non ha portato ad alcun contagio, l'Ats e l'ufficio Welfare di Regione Lombardia hanno avviato i controlli anche nelle altre strutture ospedaliere attrezzate con sale operatorie di cardiochirurgia, e quindi la Poliambulanza (sempre a Brescia) e la clinica San Rocco di Ome. Questa fase preliminare include diverse azioni, tra cui: un approfondimento dei dati raccolti a partire dal 2016 dall'ISS, che hanno evidenziato la circolazione del micobatterio anche in Italia la richiesta alle regioni di dati relativi a eventuali casi, sporadici o in cluster, di infezione invasiva da Mycobacterium, anche attraverso un'analisi retrospettiva dei dati stessi; una verifica su Dispovigilance (sistema informativo per la rete nazionale di vigilanza sugli incidenti che coinvolgono dispositivi medici) di eventuali eventi riportati.

"Abbiamo due casi di decesso causato dall'infezione di quel batterio, avvenuti al Salus Hospital di Reggio Emilia, segnalati al ministero quest'estate", spiega Venturi. È quello che cercheranno di dimostrare gli inquirenti e i tecnici specializzati che in giornata hanno effettuato ispezioni in tutte le cardiochirurgie del Veneto, su ordine della Regione governata da Luca Zaia. Qualcosa comunque si sta già muovendo.

Sono tutti pazienti operati al cuore e trattati con la stessa strumentazione.

L'ipotesi, infatti, è che tutto sia da ricollegare alle macchine cuore-polmone, e a un particolare lotto prodotto dall'azienda Stockert di Friburgo. "Negli ultimi giorni è emerso come non sia stato un episodio isolato, e le morti sospette sarebbero addirittura sei: quattro nell'ospedale di Vicenza, una ciascuno in quelli di Padova e Treviso".

In Emilia-Romagna ci sono stati due decessi accertati causati dall'infezione da Micobatterio Chimera.

Per il ministero della Salute che parla di 'epidemia da Chimera', i casi di infezione in Italia sarebbero centinaia. "Il Mycobacterium chimaera - si legge nella nota - è un batterio identificato per la prima volta nel 2004, diffuso in natura, presente soprattutto nell'acqua potabile e generalmente non pericoloso per la salute umana".

Il periodo di incubazione dopo l'esposizione al Mycobacterium chimerae è molto lungo, va dai 3 ai 72 mesi ed è proprio questa caratteristica, insieme alla scarsa specificità del quadro clinico e alla necessità per la sua diagnosi di un test molecolare specifico, che ha reso così laboriosa l'identificazione dei casi possibili e la definizione della portata del fenomeno. Non esiste una terapia stabilita.

Per altri ulteriori due decessi sospetti sono in corso verifiche, mentre per circa 100 cartelle su 134, l'indagine deve partire.