Tria, se crisi sì a intervento banche

Tria, se crisi sì a intervento banche

Poiché le banche hanno un effetto sistemico, è chiaro che l'intervento dello stato è doveroso. "Non è la manovra economica del governo a far salire lo spread", spiega alla platea riunita nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze, location della festa del quotidiano Il Foglio. - "Non ha detto nulla di strano, come banchiere centrale e' quello che e' tenuto a dire".

Lei sa meglio di me che l'emissione di nuovi titoli di debito pubblico, oltre ad accrescere il debito, generano anche sfiducia nei sottoscrittori dei medesimi, la qual cosa si traduce in interessi lievitati con le conseguenze che ormai purtroppo tutti noi conosciamo, per quale motivo il Governo non riesce a trovare strade diverse dall'indebitamento? Per questo, Draghi andrebbe rispettato e ringraziato e il Presidente della Repubblica, se ne ha la disponibilità, dovrebbe non esitare a nominarlo Senatore a vita, come a suo tempo Mario Monti, per i suoi grandi meriti e per avere veramente illustrato e onorato l'Italia nel mondo. Perché "c'è un'incertezza politica su dove va il Paese, non per la manovra". "Da ministro avrei voluto un deficit/Pil più basso, da economista anche, 2,4 o il 2,5% perché bisogna contrastare il rallentamento dell'economia". Il precedente governo stimava per il 2019 una crescita all'1,4%, noi all'1,5%. D'altro canto, aggiunge Tria, "le nostre banche sono ancora solide e in grado di superare i test sulla capitalizzazione - o almeno quasi tutte - e per ora non ci sono pericoli". Ma, precisa, in caso di crisi "il governo deve, in un modo o nell'altro, intervenire: dire come non è possibile, se un ministro lo facesse turberebbe il mercato".

"Dopo un anno abbiamo tre commissari e non ho visto nessun piano industriale", osserva Tria parlando di Alitalia. Tornando alle banche, Tria non si sbilancia sullo strumento che potrebbe essere messo in campo per combattere gli eventuali problemi di ricapitalizzazione tenendosi alla larga dall'ipotesi delle fusioni, quella che riscuoterebbe maggior consenso nel M5S. "Il primo punto è che bisogna consultarsi con la Commissione europea e seguire le regole della concorrenza per vedere in che modo si può gestire il rientro del debito, secondo quanto pattuito con la commissione Ue quando fu fatto il prestito ponte da 900 milioni". "La spesa pubblica si tiene sotto controllo sempre".

"L'alternativa da evitare è la liquidazione di Alitalia, io penso che sia utile avere una compagnia nazionale", ha aggiunto.