Tap, Di Maio: opera non strategica che per me si poteva evitare

Tap, Di Maio: opera non strategica che per me si poteva evitare

In queste ore, però, la polemica politica verte in particolare sulle dichiarazioni del ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio, che ha giustificato il via libera al completamento della TAP con l'esistenza di "penali da 20 miliardi di euro", che sarebbero contenute in carte, la cui disponibilità è riuscito a ottenere solo da ministro.

"Di Maio - ha concluso Calenda - sta facendo una sceneggiata e sta prendendo in giro gli elettori ai quali ha detto una cosa che non poteva mantenere". Il presidente del consiglio ha cercato di calmare le acque, motivando la decisione di proseguire l'opera, ovvero, 20 miliardi di euro di penali da pagare nel caso in cui l'Italia abdicasse.

Il TAP è un gasdotto progettato per portare in Europa il gas naturale estratto in Azerbaigian, diversificando l'approvvigionamento del continente che attualmente dipende in buona parte dalla Russia e dai gasdotti che attraversano l'Ucraina, un paese a dir poco instabile e parzialmente occupato proprio da milizie vicine alla Russia.

Di Maio, nelle scorse ore, aveva dichiarato: "Da ministro dello Sviluppo economico ho studiato le carte del Tap per tre mesi. Ma così è, altrimenti avremmo agito diversamente - ha affermato Di Maio - Le carte un ministro le legge solo quando diventa ministro - aggiunge - e a noi del M5s non hanno mai fatto leggere alcunché". E sono voluto andare allo Sviluppo economico anche per questo.

Un articolo di Repubblica fa notare peraltro che tutte queste cose erano note al pubblico - e quindi anche al Movimento 5 Stelle - anche prima dell'inizio dell'attuale legislatura, perché per l'approvazione della costruzione del gasdotto c'è stato un percorso che ha anche coinvolto il Parlamento. Se L'annulli affronti una richiesta di risarcimento del danno. Lo Stato potrebbe eventualmente pagare in caso di stop dei risarcimenti alle aziende coinvolte nel progetto, perché la costruzione del gasdotto era stata avallata dal Mise nel 2015. "Non ci possono nemmeno essere costi a carico dello Stato, semplicemente perché, non essendovi ad oggi il rispetto delle prescrizioni da parte di Tap, non vi può essere responsabilità dello Stato". Alcuni attivisti che partecipano alla manifestazione No Tap hanno bruciato le proprie tessere elettorali e le foto che ritraevano i volti dei parlamentari del M5S eletti in Salento.