Tap: corteo contro M5s, "Salvini mantiene la parola e voi no"

Tap: corteo contro M5s,

Alcuni attivisti hanno bruciato le proprie tessere elettorali e le foto che ritraevano i volti dei parlamentari del M5S eletti in Salento, compresa quella del ministro del Sud, Barbara Lezzi, e il simbolo del Movimento pentastellato. L'ex ministro Calenda ha poi ricordato come "anche con il parere dell'Avvocatura di Stato su Ilva che gli dava torto e che ha tenuto segreto" Di Maio ha "mentito e in un Paese normale un ministro che lo fa due volte si deve dimettere". Ora che ha smesso di piovere, i manifestanti stanno arrivando alla spicciolata.

"Questa terra non è in vendita", "M5s dimettetevi": è quanto scritto sui manifesti degli attivisti No Tap nel corso della manifestazione organizzata questa mattina sul lungomare di San Foca di Melendugno contro il governo Conte e contro la costruzione del gasdotto Tap che ha recentemente ricevuto l'avallo di legittimità dall'esecutivo. Al momento é presente un centinaio di persone, ma altre stanno arrivando. Pochi minuti fa ha preso la parola il leader del movimento No Tap, Gianluca Maggiore, che al microfono é tornato a chiedere le dimissioni dei portavoce pentastellati eletti in Salento. La manifestazione è presidiata, ma senza grandi dispiegamenti di forze, da carabinieri, vigili urbani e personale della Digos. Lo stesso Salvini peraltro che, bisogna riconoscerlo, sul rilancio dell'Ilva di Taranto e sull'approdo del gasdotto Tap a San Foca non ha mai avuto dubbi, insieme al suo sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giorgetti. "Anche Conte sbaglia. Non ci possono essere penali, semplicemente perché non esiste alcun contratto tra Stato e Tap".

Gli risponde ai microfoni di RaiNews il sindaco di Meledugno, Marco Potti: "Per bloccare Tap basta la volontà politica e far prevalere le volontà del territorio. Ci hanno tradito e abbandonato". La lotta dura senza paura al gasdotto era un punto qualificante della campagna elettorale pentastellata. "Ma ci vuole coraggio in politica, e non tutti lo hanno". Ovvero, un verdetto che si conosceva per lo meno dal 2015, quando anche il MoVimento 5 Stelle era venuto a conoscenza delle firme sugli accordi, ma che i grillini hanno finto di non sapere mandando anche il meraviglioso Alessandro Di Battista a dire che la TAP si poteva fermare in due settimane. Lo afferma in un'intervista al Corriere della Sera il ministro per i Rapporti con il Parlamento e la Democrazia Diretta, Riccardo Fraccaro, che precisa: "Gli altri con quei 20 miliardi si sono assicurati che venisse realizzata anche con la loro sconfitta: è il lascito della vecchia politica". La realizzazione del progetto "non è che non è più conveniente farla, è che non ci sono alternative", alla luce del fatto che "ci sono penali". "Noi daremo la massima attenzione alle comunità locali".