S&P conferma il rating dell’Italia. Conte: evitiamo una stretta recessiva

S&P conferma il rating dell’Italia. Conte: evitiamo una stretta recessiva

Standard & Poor's ha confermato il rating dell'Italia a BBB, un livello che resta quindi due gradini al di sopra del temuto "speculative grade", comunemente chiamato "junk" (spazzatura); al tempo stesso l'agenzia ha modificato da "stabile" a "negativo" l'outlook, ovvero le prospettive sulle sue stesse valutazioni di affidabilità creditizia. La manovra messa in piedi dal governo Conte "rischia - scrive l'agenzia - di indebolire la crescita" dell'economia italiana e per questo l'agenzia S&P ha tagliato le stime sul pil del biennio 2018-19, che dal precedente +1,4% per entrambi gli esercizi ora sono a +1,1% sia per quest'anno che per il prossimo.

L'agenzia stima un deficit per il 2019 meno ottimista di quello previsto dal governo: 2,7%, contro il 2,4% indicato dall'esecutivo. Anzi, S&P si aspetta che nei prossimi tre anni il rapporto debito/Pil dell'Italia si manterrà al 128,5%.

Anche il reddito di cittadinanza rappresenta una mina vagante: costerà lo 0,4% del Pil ed è anch'esso un "minaccia per la stabilità del debito".

Sulle banche S&P spiega che "sono il principale creditore del governo".

- BANCHE: L'aumento dei rendimenti sui titoli di stato italiani ha effetti negativi sull'accesso delle banche ai finanziamenti sul mercato dei capitali: "un ulteriore aumento dei rendimenti potrebbe ridurre la capacita' delle banche di finanziare l'economia italiana". "Riteniamo che il piano del governo di aumentare gli investimenti pubblici sosterra' la crescita economica, soprattutto se le autorita' avranno successo nel rimuovere gli ostacoli amministratici".

"I piani di politica economica e fiscale del Governo hanno eroso la fiducia degli investitori, come riflesso dall'aumento del rendimento del debito pubblico".