Nobel per la pace contro gli stupri di guerra

Nobel per la pace contro gli stupri di guerra

L'annuncio è stato fatto intorno alle 11 di oggi a Oslo, in Norvegia, dal Comitato norvegese per i Nobel. I due sono stati premiati "per i loro sforzi per mettere fine all'uso della violenza sessuale come arma in guerre e conflitti armati".

Sono il ginecologo congolese Denis Mukwege e la testimone yazida Nadia Murad i vincitori del premio Nobel per la pace 2018.

Nadia ha subito la perdita di sei dei suoi nove fratelli che sono stati massacrati dal primo attacco dell'Isis nella cittadina di Kocho, dove furono uccise migliaia di uomini e donne yazidi, tra queste la anche madre di Nadia. Murad ha raccontato le violenze subite e inflitte ad altre persone. Nell'agosto del 2014 venne rapita e tenuta in ostaggio da parte dello Stato Islamico. La sua battaglia contro lo stupro come arma di guerra che disgrega le società gli è valso una serie di riconoscimenti a cominciare, nel 2014, dal prestigioso Premio Sakharov.

Per questo grande risultato, Murad ha ricevuto le felicitazioni del Consiglio Valle: "L'Assemblea regionale e la Valle d'Aosta hanno avuto l'opportunità di conoscere personalmente Nadia Murad - ha ricordato il presidente del Consiglio, Antonio Fosson -, rimanendo profondamente colpiti dalla sua storia e dall'incredibile determinazione con cui era riuscita a fuggire dalle atrocità cui è stata sottoposta". Anche Nadia Murad fu fatta prigioniera e in quel periodo fu ripetutamente oggetto di stupro e di altri abusi da parte dell'esercito dell'Isis.

Sulle sue spalle - come s'intitola il documentario di Alexandria Bombach a lei dedicato - pesa davvero il dolore millenario degli stupri come arma di guerra, ma anche la resilienza delle donne, che viene finalmente riconosciuta.

"Nel mio Paese le donne, le ragazze, le bambine sono vittime sistematiche di violenze sessuali dalla ferocia indescrivibile". Il rispetto dei diritti umani, la lotta contro i crimini di guerra e contro l'umanità sono il nostro obiettivo da decenni.

Nadia Mura è invece l'altra vincitrice del Nobel per la Pace, vittima in prima battuta e poi ambasciatrice Onu nel mondo nella denuncia dei crimini sessuali di guerra compiuti dallo Stato Islamico in Iraq contro la minoranza degli Yazidi.