La pop art di Andy Warhol in mostra a Roma

La pop art di Andy Warhol in mostra a Roma

In mostra, dal 3 ottobre 2018 al 3 febbraio 2019, 170 opere che tracciano la vita e la carriera di uno dei più acclamati artisti della storia, colui che più di tutti ha influenzato l'immaginario collettivo e la cultura visiva nella società dei consumi. Da qui nasce la vera essenza della sua arte, rappresentata da quegli oggetti che cancellano la distanza che separa ricchi e poveri; Warhol sosteneva infatti che chiunque può permettersi una Coca-Cola e che quella acquistata da un milionario non può essere migliore di quella di chiunque altro. Frequentava i locali più ambiti, si faceva fotografare con le star del cinema e della musica. Crea sulla quarantasettesima est la "Silver Factory", la fabbrica d'argento, per l'aspetto che Billy Name - fotografo e grande amico di Warhol - riuscì a darne riempiendo i muri di carta stagnola. I ritratti di alcuni di loro spiccano sulle pareti del Vittoriano, così come le polaroid, punto di partenza per la realizzazione dei ritratti serigrafici e dei celeberrimi self portrait. Il percorso espositivo inizia con le principali icone che hanno condizionato il divenire dell'artista: dalla celebre Campbell's Soup a Ladies and Gentlemen (1975), fino ai ritratti di grandi personaggi - alcuni dei quali mai incontrati - che da figure storiche ha trasformato in icone pop, come Marilyn (1967) Mao (1972) e gli stessi Self portrait.

Chiude l'ampia selezione un omaggio al mondo cinematografico celebrato in mostra attraverso i ritratti di Liz (1964), Judy Garland (1985), Silvester Stallone (1980) e Arnold Schwarzenegger (1977).

Sotto l'egida dell'Istituto per la storia del Risorgimento italiano e con il patrocinio della Regione Lazio e di Roma Capitale - Assessorato alla Crescita Culturale, la mostra Andy Warhol, curata da Matteo Bellenghi, è prodotta e organizzata dal Gruppo Arthemisia in collaborazione con Eugenio Falcioni & Art Motors srl. "Nell'epoca in cui il termine multitasking è entrato nella quotidianità di ognuno di noi rendendoci tutti schiavi di una necessità non dittatoriale quanto obbligatoria, se Andy Warhol oggi fosse ancora vivo avrebbe novant'anni e potremmo immaginarlo alle prese con il suo smartphone a scattare innumerevoli foto condividendole su Facebook e Instagram, per i suoi numerosissimi follower, contornate dai like e dai commenti di amici come Mick Jagger o Christopher Makos, senza dimenticare quanto sarebbe divertente leggere le reazioni e le discussioni sui social insieme anche agli artisti di altre correnti e pensieri, ognuno con il proprio diritto di accusa e di replica".