La Lega contro Cristina Parodi: "Ha offeso Salvini, fuori dalla Rai"

La Lega contro Cristina Parodi:

Però - ha spiegato nel corso dell'intervista radio - principalmente all'arrabbiatura e alla paura, e anche un po' all'ignoranza secondo me.

Criticare l'operato di Matteo Salvini o anche solo esprimere una propria opinione sul perché Salvini e la Lega godano di così tanti consensi non è ancora un reato. "Al fatto che probabilmente non è stato fatto molto di quello che si era promesso di fare".

"Mi fa paura un tipo di politica basata sulla divisione, sui muri da erigere".

Sono diventate un caso politico le parole di Cristina Parodi, che in un intervento durante una trasmissione radio ha commentato l'ascesa di Matteo Salvini imputandone il successo alla "all'arrabiatura della gente", "alla paura" e "anche all'ignoranza". E la Lega chiede le dimissioni dalla Rai della conduttrice: "Fa propaganda col servizio pubblico" 11 ottobre 2018 - agg.

Quindi, dopo aver dissertato del movimento MeToo, parla del marito Giorgio Gori, ex candidato renziano alla carica di governatore della Lombardia e attuale sindaco di Bergamo in forza con il Pd, poltrona per la quale ha deciso di ricandidarsi: "Ne abbiamo discusso, ma non credo che sia stata una decisione travagliata. Vorrei una politica che andasse incontro ai più deboli, che aiutasse questo Paese a risollevarsi ma in un altro modo". "Se Cristina Parodi è delusa dalla politica italiana scenda in campo e sopratutto lasci la Rai. Giorgio è una persona onesta, sincera, da bergamasco ha iniziato una cosa e ora vuole finirla".

I parlamentari del Carroccio hanno invitato la giornalista a lasciare Viale Mazzini in seguito alle dichiarazioni sul vice premier e ministro dell'Interno.

Durissima la reazione del Carroccio, che ne ha immediatamente chiesto le dimissioni. "Con le sue offese a Matteo Salvini, la giornalista e moglie del sindaco Pd di Bergamo, Giorgio Gori, ha utilizzato il servizio pubblico radio-televisivo a proprio uso e consumo, facendo propaganda politica alla faccia del pluralismo informativo e ciò non è giustificabile", dichiarano i parlamentari della Lega. A firmare il documento il deputato Paolo Tiramani, capogruppo in Commissione Vigilanza, e altri sei colleghi di partito.