Focolaio di morbillo a Trieste, una morte sospetta

Focolaio di morbillo a Trieste, una morte sospetta

L'Azienda sanitaria universitaria integrata di Trieste ha comunicato la presenza di due nuovi casi di morbillo a carico di operatori sanitari di ASUITS, attualmente in cura presso il proprio domicilio. Ulteriori due sono emersi a seguito delle analisi condotte su due persone immunodepresse ricoverate per una polmonite.

Il primo caso di morbillo a Trieste è stato registrato solo alcuni giorni fa su una donna affetta da polmonite, mentre altri due si sono verificati lunedì su membri del personale dell'ospedale sopra citato e a seguire su due pazienti affetti da polmonite.

Dei casi già noti, un paziente immunocompromesso con polmonite severa è ricoverato in area critica. Entrambi sono a casa e non stanno lavorando, sono in atto tutte le azioni di profilassi previste nei confronti dei dipendenti e dei pazienti potenzialmente a rischio. Gli infetti si trovano ora in diversi reparti degli ospedali Maggiore e di Cattinara. Sono in corso gli accertamenti per capire se la causa della sua morte è stato il virus del morbillo. Gli ultimi due casi, infine, si sono registrati tra mercoledì sera e sabato. Le azioni di vaccinazione proseguono e coinvolgono dipendenti, fornitori e familiari dei pazienti. L'uomo si è pronunciato duramente riguardo la vicenda, dichiarando, con tanto di stupore, che in Messico dal 1996 non si hanno più vittime per morbillo, mentre in Italia si è addirittura verificata una morte nelle recenti ore e ciò non puo essere considerato di certo un vanto per il nostro Paese. "Mi ha chiamato ieri la Rai per intervistarmi su questo", lo ha detto il professor Roberto Burioni intervistato da Matteo Renzi alla Leopolda a Firenze. "Era abbastanza prevedibile che prima o poi vi fosse un focolaio perché il tasso di vaccinazione è molto basso - aveva concluso il direttore del dipartimento di Igiene e sanità pubblica, Riccardo Tominz - solamente la fascia 1-17 anni è risalita al 90%".