Fmi taglia stime Pil Italia: rialzo Spread indebolisce, preservare la Fornero

Fmi taglia stime Pil Italia: rialzo Spread indebolisce, preservare la Fornero

Il Fondo monetario internazionale, guidato da Christine Lagarde, crede che in Italia, "le riforme passate sulle pensioni e sul mercato del lavoro dovrebbero essere preservate e misure ulteriori dovrebbero essere perseguite come ad esempio la decentralizzazione delle contrattazioni salariali a livello aziendale per allineare gli stipendi alla produttivita'".

L'Italia viene considerata inoltre da Washington "più a rischio" di potenziali "shock" e, di conseguenza, è cruciale "che il governo operi nel quadro delle regole europee", avverte il responsabile economista del Fondo Monetario Internazionale Maurice Obstfeld, commentando nella conferenza stampa sul World Economic Outlook la decisione di tagliare le stime sul Pil italiano. Secondo l'Fmi il prodotto interno lordo crescerà dell'1,2% nel 2018 e dell'1,0% nel 2019 dopo il +1,5% del 2017. Il taglio, spiega il Fmi, è da attribuire al "deterioramento nella domanda esterna e interna e all'incertezza dell'agenda politica del nuovo governo". La crisi in Argentina si presenta peggiore delle attese, con il pil atteso contrarsi nel 2018 del 2,6% rispetto a una precedente stima di una crescita dello 0,4%. "Queste previsioni", ha replicato il premier Giuseppe Conte, "dovrebbero essere riaggiornate nel rispetto della nostra nota di aggiornamento del Def".

Non a caso, si legge ancora nel rapporto, le "recenti difficoltà" nella formazione del governo e "la possibilità di un rovesciamento delle riforme o l'attuazione di politiche che potrebbero danneggiare la sostenibilità del debito" hanno "innescato un aumento degli spread".

In generale l'economia mondiale rallenta: "E' meno bilanciata di quanto avevano sperato" e ci sono "nubi all'orizzonte". Obstfeld ha infatti annunciato nei mesi scorsi la sua uscita dal Fmi.

A spingere il fondo alla revisione al ribasso in particolare la crescita del protezionismo scatenata dagli interventi dell'Amministrazione Trump: tuttavia, oltre "agli effetti negativi delle misure commerciali attuate o approvate tra aprile e metà settembre" l'Fmi evidenzia le "prospettive più deboli per alcuni importanti mercati emergenti e in via di sviluppo derivanti da fattori specifici per paese, condizioni finanziarie più rigide, tensioni geopolitiche e maggiori costi petroliferi". Rallenta anche il Brasile, che nel 2018 cresce dell'1,4% contro l'1,8% previsto in precedenza. Il deficit è atteso scendere dal 2,3% del 2017 all'1,7% nel 2018 e nel 2019, per attestarsi al 2,2% nel 2023.