Fmi taglia il Pil e avverte: "Italia non tocchi legge Fornero"

Fmi taglia il Pil e avverte:

Secondo il Fmi, il pil italiano crescerà dell'1,2% nel 2018 e dell'1,0% nel 2019 dopo il +1,5% del 2017. Le previsioni risultano invariate rispetto all'aggiornamento di luglio ma se confrontate con il rapporto di aprile, emerge una sforbiciata di 0,3 punti percentuali per quest'anno e di 0,1 punti per il prossimo.

Il Fondo monetario internazionale ha tagliato le stime di crescita dell'Europa e l'Italia fanalino di coda. Per il 2019 le previsioni non sono cambiate rispetto ai calcoli fatti d'estate ma sono scese dello 0,1% rispetto al Weo di aprile.

Per il 2019 e' atteso un +1% e per il 2023 e' previsto un +0,7% (per le stime legate al periodo 2020-2022 bisogna aspettare la pubblicazione, prevista questa notte, del Fiscal Monitor). "Le recenti difficoltà nel formare un Governo in Italia e la possibilità di un rovesciamento delle riforme o l'attuazione di politiche che potrebbero danneggiare la sostenibilità del debito hanno innescato un aumento degli spread" sottolinea Fmi nel World Economic Outlook, evidenziando in via generale come l'incertezza politica e sulle politiche "potrebbe scoraggiare gli investimenti privati e indebolire l'attività economica in diversi paesi, aumentando la possibilità di riforme più lente o significativi cambi negli obiettivi". La revisione al ribasso rispetto ad aprile è legata al "deterioramento della domanda esterna e interna e all'incertezza sull'agenda del nuovo governo". La crisi in Argentina si presenta peggiore delle attese, con il Pil atteso contrarsi nel 2018 del 2,6% rispetto a una precedente stima di una crescita dello 0,4%. E comunque, si precisa, queste stime non si basano sulle indicazioni fornite dal governo Conte con la Nadef bensì si basano "sui progetti inclusi nel bilancio 2018 e nel Def di aprile 2018". E con particolare riferimento all'Italia, il Fondo monetario insiste sulla necessità di "preservare" le riforme pensionistiche e del mercato del lavoro e "ulteriori misure andrebbero perseguite", suggerisce, "quali una decentralizzazione della contrattazione salariale per allineare i salari con la produttività del lavoro a livello aziendale".

Guardando al contesto internazionale, il Fondo segnala che l'economia mondiale rallenta: "E' meno bilanciata di quanto avevano sperato" e ci sono "nubi all'orizzonte". Inoltre la crescita dovrebbe confermarsi più disomogenea anche perché negli ultimi sei mesi i rischi al ribasso per la crescita globale sono aumentati.

L'Fmi ha rivisto al ribasso anche le stime di crescita di Eurolandia e degli Stati Uniti. E' necessario "assicurare che la crescita sia inclusiva à più importante che mai".