Borse: tonfo di Wall Street. Trump attacca la Fed: "Impazzita"

Borse: tonfo di Wall Street. Trump attacca la Fed:

L'ondata partita da Wall Street ha travolto anche in mercati asiatici, con gli investitori che vendono i titoli del comparto tecnologico, e anticipano ulteriori rialzi dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve.

Mercoledì l'indice Nikkei della borsa di Tokyo ha perso quasi il 4 per cento, Hong Kong ha perso il 3,25 per cento e Shanghai il 2,5 per cento, la perdita massima negli ultimi due anni. Per Wall Street è la giornata peggiore dallo scorso febbraio. Alla vigilia dell'avvio formale della stagione delle trimestrali Usa con i conti di Citi, Jpm e Wells Fargo, il settore delle banche ha subito cali del 2,7%. Il Nasdaq il 4,08% a 7.422,05 punti in quello che è la sua seduta peggiore dalla Brexit. Il presidente Donald Trump non ha esitato a dare la colpa del crollo alla Federal Reserve, affermando che la banca centrale americana è "impazzita". Un cambio di rotta innescato dal balzo dei rendimenti sui titoli di stato americani e dalla politica monetaria più stringente da parte della Fed. In profondo rosso anche lo S&P 500 che ha lasciato sul terreno il 3,27%. Facebook cede il 4,13% mentre Twitter affonda dell'8,47%. Il rialzo dei tassi è in corso da molti mesi e nessuno lo reputa scandaloso, visto che l'economia statunitense sta crescendo moltissimo, ma Trump pensa che stia avvenendo troppo velocemente e prima di un comizio in Pennsylvania ha detto che "è una correzione attesa da tempo, ma con cui non sono affatto d'accordo". Microsoft arretra del 5,43%. Il più colpito - secondo l'indice dei miliardari di Bloomberg - è Jeff Bezos, ad di Amazon, che ha bruciato in una seduta 9,1 miliardi di dollari, e vede scendere la sua fortuna a 145,2 miliardi di dollari. E se gli analisti appaiono divisi sul tasso di sviluppo dell'economia americana che potrebbe aver raggiunto il picco, sono concordi nel giudicare preoccupanti le tensioni commerciali tra Washington e Pechino e la frenata dell'economia cinese che avrebbe ricadute di portata globale.

Poi aggiunge: "non licenzierò" il presidente della Fed Jerome Powell, sono "deluso". La scorsa settimana il governatore Powell ha tenuto a precisare come le decisioni della banca centrale Usa siano guidate esclusivamente dai dati macro.